Baby boss e jihadisti, cosa c’è in comune (ISAIA SALES)

Terrorismo e criminalità organizzata sono stati nel corso della loro storia fenomeni sociali assai distinti, differenti negli scopi. Il terrorismo ha sempre motivato la morte che infliggeva agli altri in base ad una ideologia, la criminalità lo ha fatto sempre per interessi materiali.

Ciò significava cambiare il mondo per i terroristi, goderne i piaceri per i criminali. Parafrasando la famosa affermazione di Osama bin- Laden, i terroristi amano la morte, i criminali amano la vita. L’unica cosa che spesso li ha accumunati è la modalità di agire, cioè l’agguato, una tecnica usata per sorprendere i «nemici», prenderli alla sprovvista così da esporsi ad un minore pericolo di reazione. Sia i terroristi sia i criminali, dunque, si avvalgono di tecniche d’azione poco «onorifiche», ma dotate di una evidente razionalità: uccidere in agguato serve a eliminare il pericolo che si attivi un terzo attore oltre la vittima e l’aggressore, cioè il testimone, ed evitare così guai e complicazioni. 

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Mafie unite d’Europa: tutti i “buchi” nella lotta al crimine in Ue Mappa interattiva: i clan Paese per Paese (IL FATTO QUOTIDIANO)

​Non solo ‘ndrangheta, camorra, Cosa nostra. Nei 28 Paesi membri dell’Unione europea sono attualmente sotto indagine circa 5mila organizzazioni criminali, calcola Europol nel rapporto 2017. Certo, poche fra queste hanno lo spessore delle mafie italiane, oggetto di 145 indagini a livello comunitario coordinate da Eurojust dal 2012 al 2016, ma sette su dieci operano in più di uno Stato e tutte insieme si spartiscono un mercato illecito, dalla droga alla contraffazione, stimato da Transcrime in quasi 110 miliardi di euro, pari a circa l’1% del pil dell’Unione. Le indagini e i rapporti investigativi mettono in evidenza anche l’importanza delle mafie russofone e turca, l’ascesa dei clan albanesi padroni del traffico di marijuana e non solo, la minaccia di gruppi meno conosciuti a livello internazionale, dalle gang di motociclisti diffuse nel Nord Europa ai clan vietnamiti attivi soprattutto all’Est.

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Bombe, giovani gangster e teste mozzate. La scia di sangue della mafia dimenticata (LA STAMPA)

​Già è la parola ad essere fuorviante. Faida. Per carità, tecnicamente è giusta, anzi, è stata usata anche per le mattanze calabresi degli Anni 80 e 90, però anche allora dava un’impressione sbagliata.   

Faida. Una serie di vendette familiari che si tramandano nel tempo e che riguardano una comunità ristretta, famiglie appunto, gruppi di amici, al massimo clan. Viene da pensare istintivamente ad un paio di cose, anzi, tre. Ad una causa scatenante, così persa nella profondità del tempo e magari futile come un furto di galline o l’occhiata sbagliata ad una ragazza, che nessuno se ne ricorda più. Viene da pensare ad una situazione degradata e lontana, da frontiera selvaggia, violenta e senza legge, dove ci si fa giustizia da soli con la pistola al cinturone.

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Napoli, spuntano balle di rifiuti nell’area pubblica: camion e ruspe per spianare il terreno

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Balle di rifiuti nell’area pubblica e quintali di spazzatura sottoterra. Accade a Ponticelli nell’enorme spazio compreso tra via Carlo Miranda e viale Aldo Merola, a pochi passi dalla villa comunale di quartiere.

Alle spalle del parco residenziale che ospita un migliaio di persone, negli ultimi giorni sono a lavoro diversi mezzi. Autocarri e ruspe utilizzati per spostare diversi metri cubi di rifiuti e per spianare il terreno. Stamane sono spuntate anche alcune balle di “monnezza” proprio negli scavi di fondazione di altre palazzine popolari che dovevano essere costruite già da diversi lustri. Il piano è stato poi bloccato: parliamo dello stesso posto in cui perse la vita il giovane Francesco Paolillo.

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Napoli ostaggio dei parcheggiatori abusivi. Ed è caos sosta selvaggia

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La sosta in città è sempre una seccatura. Tutto si complica se ci s’imbatte nelle zone sotto il controllo dei parcheggiatori abusivi. Anche in periferia sono tante le situazioni critiche specie in prossimità di edifici pubblici e dei punti più affollati.

A Ponticelli da diversi anni un’intera area pubblica è gestita illecitamente. Si tratta di uno spazio situato in via Angelo Camillo De Meis, a pochi passi dall’ufficio postale e a ridosso di una scuola elementare. Oltre cinquecento metri quadrati destinati alla sosta di veicoli: decine e decine di auto lasciate ogni giorno in custodia di due o tre persone. Probabilmente si tratta di un’unica famiglia che ha preso possesso dello spazio comunale chiedendo una tariffa diversa agli autisti a seconda della permanenza.

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