Napoli ricorda Maurizio Estate, vittima innocente della criminalità organizzata (FAI)

​La FAI, Federazione delle associazioni antiracket e antiusura italiane, ha partecipato stamane alla cerimonia di intitolazione di una strada nel quartiere Chiaia di Napoli in onore di Maurizio Estate. “Largo Vetriera” da oggi ha cambiato il suo nome in “Largo Maurizio Estate”, medaglia d’oro al valor civile. Maurizio Estate, giovane vittima innocente di criminalità, fu assassinato per aver coraggiosamente fatto un gesto di valore civile nel tentativo di difendere un anziano aggredito e derubato da delinquenti.

Continua a leggere l’articolo sul sito della FAI – Federazione delle Associazioni Antiracket e Antiusura Italiane.

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Il destino segnato dei bulli di Napoli (Isaia Sales)

Ricapitoliamo. Nel corso del 2017 tre problemi si sono imposti nel campo della pubblica sicurezza a Napoli, ed è molto probabile che ci accompagneranno ancora per tutto il 2018. Il primo riguarda il tentativo di scalata di gruppi di minorenni ai vertici di alcuni clan di camorra, con diversi ragazzi autori di omicidi e altrettanti ammazzati. Il secondo riguarda la conferma dell’importanza nazionale e internazionale di alcuni clan storici della camorra di città non scalfita dal tentativo di rottamazione dei capi clan da parte dei giovanissimi. 

Tentativo favorito paradossalmente dalle incisive attività investigative delle forze dell’ordine e dai numerosi arresti operati dalla magistratura in questo periodo. Il terzo riguarda una diffusa violenza minorile di strada non necessariamente legata ad organizzazioni criminali ma che colpisce per l’assenza di qualsiasi motivazione scatenante, per la sua gratuità e la sua crudeltà. Questi tre problemi si sono presentati contemporaneamente, nelle stesse zone della città e con la stessa carica di pericolosità, facendo di Napoli e del suo hinterland un caso complesso e del tutto originale nel panorama criminale nazionale ed europeo.​



Continua a leggere l’articolo di Isaia Sales su “Il Mattino”.

Il punto 223 | Gaetano di Vaio: non mi avrete mai !

Gaetano Di Vaio al Suor Orsola: «Un compagno di cella mi ha salvato»

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«Ci scrivevamo lettere da un capo all’altro delle nostre brande. Lui era taciturno e non parlava con nessuno. Io lo prendevo in giro dicendo “oh ci hai fatto una capa tanta” e poi lo tartassavo di domande. Avevo voglia di imparare. Così ho imparato a scrivere. Così mi sono salvato». A parlare è Gaetano Di Vaio, scrittore, regista, produttore e attore cinematografico, ospitato dal Suor Orsola Benincasa come relatore in uno dei seminari del docente Isaia Sales su mafie e arte. Prima di essere un pluripremiato cineasta, Di Vaio è stato uno spacciatore di droga a Pianura ed ha passato nove anni in carcere a Poggioreale. Un’esperienza da cui poteva uscire marchiato a vita e che invece ha fatto diventare il punto di partenza di una carriera che è un simbolo di riscatto. Ha raccontato la sua storia agli alunni dopo la proiezione del suo primo documentario “Largo Baracche” che raccontava la vita di alcuni ragazzi dei Quartieri Spagnoli in cerca di riscatto. Ai ragazzi ha spiegato cosa si prova ad essere davanti ad un bivio appena usciti di carcere. «Le mortificazioni sono tante. Come quella volta in cui un boss mi rise addosso perché mi ero messo a vendere calzini ed avevo detto di no ad una piazza di spaccio. Adesso lui è all’ergastolo e credo che qualche volta mi avrà visto in tv» ha detto con un pizzico di orgoglio e le lacrime agli occhi. Infine il rapporto con i figli e quel rapporto carnale mancato col primo dei tre che non ha visto crescere. E poi la stupenda esperienza della casa di produzione di Figli del Bronx che ha sfornato lavori premiati al Festival di Venezia ed ai David di Donatello. L’incontro si è concluso con la lettura di un brano di “Non mi avrete mai”, il libro nel quale racconta la propria esperienza in carcere e il ricordo di quei giorni lontani che gli hanno permesso di essere l’uomo che è adesso. Un artista che Sales ha definito nel presentarlo “Il Pasolini di Napoli”.

 

Vincenzo Sbrizzi

Il punto222 | L’officina delle culture “Gelsomina verde”

 

“Il cambiamento avviene tramite la cultura”

(Felicia Bartilotta, madre di Peppino Impastato)

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Venerdì 22 dicembre è stata inaugurata l’Officina delle culture “Gelsomina Verde”, la Biblioteca di Scampia.

 Un progetto sorto in un ex rifugio della camorra. Questo luogo, nato come istituto (ex scuola IPIA di Miano), è stato utilizzato dalla camorra per anni come nascondiglio di armi e ritrovo abusivo dei tossicodipendenti.

 Questo progetto, realizzato grazie a Ciro Corona, Presidente dell’Associazione (R)esistenza anticamorra, in collaborazione con ANART, finanziata dalla SIAE con il sostegno di AIB, dall’Associazione Amici di città della scienza, di AIE e patronato dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli. Grazie all’aiuto di 2500 volontari di Libera e 10 detenuti del carcere di Napoli sono riusciti a bonificare e riportare alla legalità un luogo di degrado. Infatti, Scampia da sempre è cono

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sciuta per i suoi malaffari e detiene da anni il primato negativo come la più grande piazza di spaccio europea. Questo progetto è un “toccasana” per questo quartiere; per giorni tutti i mass media ne hanno parlato, dando speranza e positività agli abitanti.

Nella Biblioteca vi sono libri per la prima infanzia, libri per ragazzi, libri di narrativa, libri sull’antimafia, la legalità e l’impegno civile. Durante l’inaugurazione, ogni visitatore ha ricevuto in omaggio un libro come segno di riscatto. L’Officina delle culture, inoltre, farà parte del circuito delle Biblioteche pubbliche, grazie alla collaborazione dell’Assessore alla Cultura e al direttore della Biblioteca Nazionale di Napoli.

La camorra ci vuole ignoranti e ne fa tesoro, invece la cultura è la chiave per rifondare una società sulla giustizia.

Rosa Russo

L’intervista | Livio Cori

Livio Cori è un giovane cantante, nasce a Napoli nel quartiere Montecalvario.  Si appassiona alla musica molto giovane, grazie ai genitori che gli facevano ascoltare fin da piccolo dischi.
Crescendo, inizia a giocare a basket e si avvicina alla cultura hip hop.  Prova a cantare rap, scrive le prime canzoni e da lì comincia a muoversi nella scena hip hop napoletana.
Oggi è un cantautore, attore e produttore. Nel 2016 è entrato nel cast della serie tv Gomorra, per interpretare il personaggio O’Selfie.

 

“È UNA VITA CHE TI INGHIOTTE, CONTINUAMENTE CERCHI DI SOPRAVVIVERE”

 

Che personaggio interpreti nella serie Gomorra?

“Nella serie interpreto O’Selfie, uno dei ragazzi della banda di Sangue blu che, insieme alla paranza, scala il successo nella camorra conquistando Forcella.”

Che effetto ti ha fatto interpretare il ruolo di un giovane appartenente alla camorra?

“È stata un’esperienza particolare, mi sono sentito coinvolto perché la paranza della quale faccio parte nella serie, nella realtà ha ucciso un mio amico. Ho compreso dinamiche che esistono all’interno del sistema camorristico, nonostante non fosse una novità poiché molte cose le viviamo nel quotidiano in questa città; modi, atteggiamenti e movenze che conosco bene, non ho dovuto costruire un personaggio da zero.”

 

Tu sei nato e cresciuto nel cuore dei Quartieri Spagnoli, come vivi la camorra?

“Nel mio quartiere, rispetto a quando ero piccolo, le cose sono molto cambiate.
La camorra c’è e questo è molto evidente, nel tempo è cambiato però il modus operandi del sistema. Sicuramente non vivo oggi situazioni come il coprifuoco o spargimenti di sangue come negli anni passati.
Il problema delle paranze di oggi, è che si tratta di ragazzini molto pericolosi, che spesso agiscono senza un piano preciso.”

 

Molte persone si mostrano preoccupate nei confronti della serie Gomorra, affermando che influenzi negativamente i più giovani, avvicinandoli a quella che potrebbe essere una reale scelta di vita dedita alla delinquenza, alle paranze, a volte prendendo come esempio i personaggi della serie.

Come ti poni in merito a questo?

“Penso che sia sbagliato pensarla così. Film come il Camorrista, Scarface e Il Padrino, non mi pare abbiano subito questi attacchi, non mi pare che abbiano influenzato in maniera significativa le scelte di vita di chi li ha guardati.  Mi sembra un attacco ingiusto alla serie.
Il problema penso derivi da come oggi vengono educati e cresciuti i più giovani. Se non vengono trasmessi loro i giusti valori, è chiaro che si avvicinino a contesti di devianza, soprattutto se li vivono nel quotidiano di una città come Napoli.”

Se potessi dire ai più giovani chi è in realtà O’selfie e cosa prova ogni giorno?

“Entrando nel sistema della camorra, si vive nella paura di fare qualsiasi cosa, di spostarsi da un posto all’altro, non si dorme la notte e continuamente si cerca di ‘sopravvivere’.
È una vita che ti inghiotte, una volta che ci entri non ne esci facilmente, non riesci a liberartene.
Nel brano che ho scritto per la serie spiego proprio questo ‘quanti vote amma pruvato a piglià n’ata via, ma è na’ rota, chiù l’alluntan chiù torna a venì’.”

 

Chiara Maria Forino