Il punto174 | Colangelo lascia, il nuovo assetto della Procura di Napoli

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Giovanni Colangelo, il Procuratore della Repubblica di Napoli, ha lasciato il suo incarico. Dopo anni di estenuante lavoro va in pensione. Niente proroga dal Governo per la sua posizione. Anche con un po’ di amaro in bocca per il super-Procuratore che ha coordinato centinaia di indagini. Qualche settimana fa, parlando a una platea di studenti, aveva detto di non essere riuscito a completare i programmi.

“Da quando ha assunto la carica di procuratore della Repubblica di Napoli, il 2 maggio del 2012 – si legge su ‘La Repubblica Napoli ‘ – Colangelo ha assestato diversi colpi alla criminalità organizzata, tra Napoli e Caserta: ha messo la parola fine alla struttura federativa del clan dei Casalesi, che ancora esiste, ma in fazioni separate, perlopiù impegnate a soddisfare i bisogni dei capiclan e delle loro famiglie. Poi ci sono stati gli ingenti sequestri dei patrimoni riconducibili ai clan, le inchieste sulle connivenze tra malaffare organizzato, politica e imprenditoria, le indagini sugli illeciti nella pubblica amministrazione e quelle per assicurare alla giustizia i killer delle vittime innocenti di camorra”.

Abnegazione, spirito di sacrificio e intelligenza investigativa. Queste le caratteristiche che hanno reso importante il lavoro di Colangelo. Prima di lasciare gli uffici il Procuratore ha riorganizzato la Procura partenopea per garantire la massima efficienza nei prossimi mesi. Ha così evitato un vuoto che si sarebbe creato fino al suo successo.

Prossimamente sapremo chi sarà al capo della Procura di Napoli. Nel frattempo non possiamo fare altro, come cittadini, che ringraziare Giovanni Colangelo.

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CANNOCCHIALE: Il mercato delle donne

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Titolo: Il mercato delle donne: prostituzione, tratta e sfruttamento.
Autore: Paola Monzini
Editore: Donzelli
Anno: 2002

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«Il tentativo è quello di andare oltre il binomio vittime-aguzzini, e di inserire il problema in un quadro di riferimento più ampio, che comprenda le diverse problematiche date dalla migrazione internazionale, dalla presenza della criminalità organizzata, dalle questioni di genere, e dalla forma assunta dal mercato ‘globale’ del sesso».

Ci sono dati allarmanti.

Ci sono testimonianze lucide e razionali in modo terrificante.

Ci sono le rotte che migliaia di donne percorrono con la speranza nel cuore di trovare qualcosa di più dall’altra parte del filo rosso, o con l’amara consapevolezza di una bramata emancipazione economica che le trasformerà in vittime e carnefici del proprio destino.

In un’accurata disamina del fenomeno della tratta a scopo di sfruttamento sessuale, Paola Monzini, ricercatrice dell’UNICRI (United Nations Interregional Crime and Justice Research Institute), ha sciolto la tela di quel «mercato globale del sesso» che George Simmel nell’Ottocento considerava un «male necessario» per la società.

Diverse le teorie sulla molla che sta alla base della genesi di tali flussi migratori, diversi i percorsi calpestati, diversi gli attori sociali e istituzionali che hanno concorso al loro sviluppo, diverse le modalità dell’incontro tra domanda e offerta di un “bene” che viola i più inviolabili dei diritti umani.

Se la prostituzione è considerata infatti un «bene di consumo», la sua disponibilità e la sua fruibilità non è causata solo dalle organizzazioni criminali che controllano e gestiscono questo mercato illegale, ma anche dai «clienti» che lo richiedono. Uomini di «40-50 anni e ultrasessantenni, con un buon grado di scolarizzazione», spesso sposati, che si allontanano a loro volta, migrando alla ricerca di rapporti occasionali e di buoni «affari» a basso costo.

Fattori di tipo push e pull, di attrazione ed espulsione dai paesi di origine e di destinazione, sono dunque individuati come i tasselli iniziali di una piramide che ha come risultato conclusivo una migrazione forzata e irregolare.

L’analisi di Paola Monzini sviscera le diverse dinamiche della tratta e dello sfruttamento in Europa, dai trafficanti russi ai nigeriani, per poi tornare in Italia, dove «gli scambi tra le organizzazioni straniere, nigeriane o albanesi, e quelle autoctone si sono sviluppati ovunque, anche nelle regioni cosiddette ‘a rischio’ in cui il crimine organizzato mantiene un forte controllo del territorio».

«La crescente specializzazione di gruppi di criminalità organizzata nello sfruttamento della prostituzione e nella tratta di donne ci dimostra che, proprio all’interno della nostra civiltà, esiste un buon terreno di coltura per questo business», continua infatti la ricercatrice.

E se la Convenzione per la repressione della tratta di esseri umani e lo sfruttamento della prostituzione di altri delle Nazioni Unite, l’articolo 416bis sull’associazione di tipo mafioso, e l’articolo 4 del protocollo delle Nazioni Unite sulla protezione sociale, hanno cercato di porre un freno a un fenomeno tanto dilagante quanto apparentemente inarrestabile, tale studio propone delle soluzioni alternative, che possano investire il più intimo ambito della sfera sociale e delle pari opportunità, cercando di abbandonare il passato e puntare ad un futuro che non volti le spalle a tali donne, ma che comporti innanzitutto la loro protezione.

 

Rita Annunziata

 

Link di approfondimento:

“Il mercato delle donne: niente di strano” – La recensione su meridionews.

 

 

Rita Annunziata, laureata in Scienze della Comunicazione. Redattrice per il giornale online Nationalcorner.it (2014) e per Metronapoli.it (2015), frequenta attualmente un corso di Laurea Magistrale in Politiche europee e internazionali presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Dopo un periodo di studi presso l’Università Pontificia Giovanni Paolo II di Cracovia, ha frequentato un corso di Introduction to Journalism dell’Università di Strathclyde (Glasgow).

“Quei bambini maltrattati: ecco perché noi giudici li abbiamo tolti alle famiglie” (La Repubblica Napoli)

“Al tribunale per i minorenni non compete la lotta alla criminalità. Per questo ci sono le forze dell’ordine e la Procura, che se ne occupano in maniera egregia. A noi spetta un altro compito: intervenire a protezione dei minori. Quei bambini avviati al crimine dai genitori sono, a tutti gli effetti, bambini maltrattati che devono essere difesi”. Patrizia Esposito, da giugno scorso presidente del tribunale per i minorenni di Napoli, chiarisce a Repubblica la portata e il significato della decisione di allontanare dalle famiglie sei giovanissimi figli di presunti esponenti dei clan camorristici del Pallonetto di Santa Lucia. “È stato un provvedimento sofferto, travagliato. Ma posso assicurare che è stato anche lungamente meditato e valutato”, sottolinea.

CONTINUA A LEGGERE SU ‘LA REPUBBLICA NAPOLI’.

Il punto173 | I figli dei mafiosi

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In Italia il provvedimento di un tribunale può fare notizia ma non legge,  a differenza di quanto accade nei paesi anglosassoni dove le decisioni dei tribunali sono precedenti autorevoli.
E in Italia non esiste alcuna legge che imponga di eliminare la patria potestà in capo ai mafiosi, anche se qualcuno lo ha proposto in Parlamento.
Dunque, la decisione del Tribunale per i minorenni di Napoli di togliere sei bimbi alle famiglie va inquadrata al di là della mafiosità dei genitori. Bisognerebbe conoscere esattamente la situazione in cui  vivevano quei minorenni per giudicare chi giudica. Continua a leggere

Il punto172 | Nebrodi, la mafia vuole occupare gli spazi

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Ancora una volta i Nebrodi al centro dell’attenzione per questioni di mafia. Ancora una volta a essere vittime sono gli allevatori. Uomini e donne che hanno dato una vita intera a quel territorio fatto di terre sterminate e fertili. Oggi il blitz che ha portato a dieci fermi. Continua a leggere