Il punto254 | Nati per leggere

Si è svolto ieri a Napoli un tavolo di lavoro sui temi di educazione ed infanzia. L’evento ha avuto un taglio tutt’altro che banale.
Il luogo non era banale: un bene confiscato alla mafia, la villa che fu di Michele Zaza, boss incontrastato del contrabbando, in via Petrarca con terrazza sul golfo di Napoli.
Il buffet non era banale: prelibatezze preparate dai ragazzi della Gloriette, ragazzi con lievi o medi handicap che sperimentano la possibilità di imparare un lavoro in un bene sottratto alla camorra e destinato ad un riuso sociale.
Il dibattito non era banale: al centro lo sviluppo psicofisico del bambino raccontato da pediatri e operatori del settore. Le esperienze positive vissute dai bambini da 0 a 3 anni, come si è detto, fortificano le connessioni neuronali, favorendo uno sviluppo armonico a lungo termine. Al contrario, le esperienze negative bloccano tali connessioni in maniera permanente. Stimolare pertanto i giovanissimi diventa un obbligo morale e civile da assolvere innanzitutto attraverso la lettura.
E questo è l’altro aspetto non banale: il programma NATI PER LEGGERE inteso come veicolo per prendersi cura e dare opportunità ai bambini fin dai 6 mesi.
Il programma già attivo da circa vent’anni si sostanzia in incontri di lettura settimanali promossi presso pediatri, corsie di ospedale, biblioteche, carceri.
La lettura può essere allora un’arma contro la criminalità, un coltello che penetra con la sua lama corpi e anime indelebilmente, spargendo il sangue della cultura e della libertà.

 

Simona Melorio

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Il punto252 | Convegno Islam ed Europei

L’incontro di ieri “Musulmani ed Europei , presso la Sala rari della Biblioteca Nazionale di Napoli, è stata un’occasione per parlare di migrazioni senza veli. Lucio Caracciolo, direttore della rivista di geopolitica Limes, dal cui primo numero del 2018 ha preso spunto il dibattito, ha chiarito la questione in termini molto efficaci. L’islamofobia non poggia le sue basi nella realtà concreta ma nasce dalla percezione di una gestione pressoché nulla da parte dello Stato del fenomeno immigrazione. Più Stato dunque, meno improvvisazione. È quello che richiede anche Massimo Abdallah Cozzolino, imam della moschea di Napoli, che auspica una collaborazione sempre più stretta tra musulmani e istituzioni contro tutti i radicalismi che sfociano nel terrorismo. È Gianni Melillo, procuratore capo di Napoli, a lanciare un allarme terrorismo importante anche in Italia, anche a Napoli. Chiarendo che terrorismo e islam sono due fenomeni assolutamente diversi, dichiara che l’Italia non è immune da eventuali attacchi terroristici, poiché evidenze investigative dimostrano la presenza del nostro Paese in un circuito molto solido, funzionale alle coperture di kamikaze e foreign fighters. Le mafie non sarebbero perciò una sorta di cuscinetto anti-attentati ma attori con cui collaborare per vari traffici. Il magistrato Quatrano, moderatore dell’incontro, sottolinea come siano proprio queste poche “mele marce” a creare allarme nei cittadini che percepirebbero il legame islam-crimine come ineludibile. Ma non di questo si tratta. Isaia Sales lo spiega bene. A Napoli una integrazione autonoma e originale è avvenuta senza clamore. Si è trattato di una integrazione tra poveri che non per forza è una integrazione in chiave criminale. L’accoglienza permane la caratteristica di questa città che, con tutto il sud, oggi è al centro del mondo proprio a causa della (o grazie alla) questione immigrati. Le mafie entrano in tale ambito in base alle situazioni: arruolando criminali, fornendo servizi o imponendo tasse ai gruppi di migranti più autonomi nel panorama criminale. Sia chiaro, però, si tratta di casi sporadici perché pochi sono gli immigrati sul territorio europeo, pochi sono quelli criminali e pochi entrano in rapporti stabili con le mafie. Non esiste un binomio immigrato- criminalità. Non esiste un binomio musulmano -terrorista. Non esiste un binomio mafie – islam. La islamofobia dovrebbe lasciare lo spazio alla conoscenza e agli interventi piuttosto che alle propagande ignoranti e sterili.

 

Simona Melorio

Il punto250 | Una disonestà criminale

Il cliché del traffico dei rifiuti appannaggio delle mafie ed in particolare della camorra sta crollando. Crolla di fronte a ritrovamenti di rifiuti interrati in ogni parte di Italia, crolla di fronte all’arresto di insospettabili “colletti bianchi”, crolla di fronte all’evidenza che il problema dello smaltimento dei rifiuti viene risolto fuori dalle leggi almeno nella metà dei casi ovunque in Italia.

I costi legali sono così elevati che gli imprenditori spesso decidono di contravvenire alle leggi in nome della convenienza economica e della sopravvivenza sul mercato. Continua a leggere