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Titolo: Benvenuti in casa Esposito
Autore: Pino Imperatore
Anno: 2012


Non si può ridere delle mafie perché sono delle organizzazioni criminali così spietate e negative che possono generare soltanto miseria, dolore e morte. Si può ridere, però, dei mafiosi, perché sono uomini e, come tali, hanno i loro punti di forza e le loro debolezze, i loro talenti e le loro incapacità. Pino Imperatore pare saper bene tutto questo e delicatamente, senza sbeffeggiare il dolore di chi con la mafia ha avuto tristemente a che fare, presenta al lettore un camorrista atipico, un personaggio che l’immaginario collettivo non potrebbe mai far rientrare nella tipologia dei criminali di stampo mafioso.

Tonino non è un uomo tutto di un pezzo, non è particolarmente coraggioso e neppure particolarmente cattivo, non ragiona secondo le categorie dell’egoismo sfrenato e del protagonismo smodato. È un uomo “normale”, né troppo buono, né troppo cattivo, né troppo intelligente, né troppo poco. E che cosa succede ad un uomo “medio” se, ahilui, viene inserito in un sistema camorristico?

Pino Imperatore non ha dubbi: si muove come un elefante in una cristalleria, colleziona una serie di brutte figure, arriva a vivere momenti di tristezza profonda poiché non riesce ad interpretare fino in fondo il proprio ruolo, eppure non si arrende. Si ostina a voler seguire le orme del padre, vecchio boss del quartiere con il risultato di apparire assolutamente fuori contesto, come un aborigeno davanti ai grattacieli per la prima volta. Nonostante la famiglia in cui si è formato, nonostante l’ambiente che immediatamente lo circonda, nonostante il “lavoro” criminale che di fatto svolge, Tonino non è un camorrista e questo appare chiaro a tutti tranne che a lui. La moglie Patrizia ne é consapevole e spesso glielo comunica con toni aspri, a volte canzonatori; il nuovo boss del quartiere lo considera una vera spina nel fianco; i suoi “clienti”, le vittime delle sue estorsioni, approfittano di lui.

Momenti di straordinaria ilarità sono presenti in ogni pagina di questo libro che non è mai volgare e riesce a divertire, pur rimanendo elegante. Ma, al termine della lettura, la risata lascia l’amaro in bocca, perché, non ha libertà quest’uomo, ingabbiato com’è da un’immagine di sé molto diversa dalla realtà e da una organizzazione criminale spietata che non perdona.

Simona Melorio

Simona Melorio, dottore di ricerca in Criminologia. Ha scritto, tra l’altro, per edizioni Labrys Cultura di camorra (2010) e Anticamorrra silente. Dalla repressione alle Peer Courts(2012); per il vol. 3 dell’Atlante delle mafie,  Da Terra di lavoro a Terra dei fuochi: evoluzione criminale di un clan “sconosciuto”; per Limes, Rivista di geopolitica, Ottobre 2014, Politici ed imprenditori, radiografia della camorra casalese; per gli Annali dell’Università degli studi del Molise, 15/2013, Il cliché bio-antropologico e pauperistico nello studio dell’eziologia delle camorre.L’esempio dei “sistemi” casalesi; per Narcomafie, Novembre 2014, L’importanza di dialogare sulle mafie

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