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Intervista a Pino Imperatore – Bentornati in casa Esposito
di Rita Annunziata

29 aprile 2013, nationalcorner.it

 «Terza edizione di “Aprilibro”, siamo ancora una volta nella sede dell’associazione Jamm, e siamo in compagnia di Pino Imperatore, autore di “Bentornati in casa Esposito”, sequel di “Benvenuti in casa Esposito”. Un libro che è una sorta di satira di una Napoli in guerra con cui tutti i giorni ci troviamo a combattere».
«Sì, una Napoli in guerra, una Napoli in cui c’è la camorra – i miei libri parlano di quello, affrontano questo fenomeno, che è molto grave. Ma anche una Napoli che vuole risorgere, che continuamente, anche nei periodi più difficili della sua storia, riesce sempre a trovare quello scatto di orgoglio e di dignità che la porta a fare un passo in avanti verso il futuro. Una Napoli che è anche comica (il mio stile è comico, quindi ci sono molte comicità ed episodi esilaranti nei miei libri), e poi una Napoli che ha un enorme patrimonio storico, artistico, architettonico, culturale e paesaggistico. Sono questi elementi che io metto insieme nei miei libri, e da qui sono nate un po’ anche le storie di Benvenuti e di Bentornati in casa Esposito».

«Un tema, quello della camorra, che ha totalmente invaso il mondo della letteratura. Ha mai pensato che la scrittura di questo libro avrebbe potuto ritorcervisi contro?».
«Un po’ l’ho messo nel conto, può succedere. Nel mio caso, a differenza di Saviano, io non parlo, non faccio nomi di personaggi realmente esistenti, che tra l’altro sono finiti nel mirino della magistratura e delle forze dell’ordine. Sono tutti personaggi inventati. Però con i miei libri tratto di tematiche relative al loro modo di vivere, al loro modo di essere non solo violenti, ma anche ridicoli e stupidi. C’è un capitolo di “Bentornati in casa Esposito” che ho voluto fortemente intitolare: “La camorra è stupida”. Questo può causarmi dei problemi, non lo so, spero di no, perché so benissimo – la vita di Saviano purtroppo ce lo insegna – che finire sotto scorta, sotto protezione, significa perdere la libertà personale e mettere a repentaglio l’incolumità non solo propria, ma anche dei propri familiari, delle persone che ci sono care. Spero che non accada, io comunque continuerò la mia battaglia, non ho paura di farlo, è da ragazzo che lo faccio e l’ho fatto soprattutto attraverso l’osservatorio sulla camorra che fu fondato anni fa da Amato Lamberti e al quale collaborava anche Giancarlo Siani, il giornalista de Il Mattino che fu ucciso dalla Camorra e ho avuto non solo il piacere ma anche l’onore di conoscere».

«Alessandro Siani dice del libro: “Si dice che a Napoli ci siano luci e ombre, questo libro ha la capacità di mostrarci, attraverso le ombre, la luce”. Una dichiarazione che fa riflettere».
«Sì, mi fa molto riflettere. Alessandro è un mio carissimo amico, un amico fraterno da tanti anni, lo conosco da ragazzino, e quando gli ho chiesto: “Alessandro, mi passi una frase che possa mettere nella quarta di copertina del libro?”, mi aspettavo una delle sue battute divertenti e esilaranti, invece ha voluto fare una riflessione molto seria, mi ha anche spiegato perché, mi ha detto: “Pino, i tuoi libri sono libri coraggiosi, sono libri che, pur parlando di camorra, fanno capire chiaramente che ci sono delle luci, delle speranze, perché Napoli è così. Quindi ho voluto fortemente regalarti questo tipo di frase e non una delle mie battute”. Mi ha fatto molto piacere ovviamente».

«Dopo il primo libro abbiamo avuto il secondo, e i lettori stanno già aspettando il terzo. Ma ci sarà mai una fine a questi avvenimenti nella realtà? O meglio, la letteratura può essere un incentivo affinché qualcosa possa cambiare?».
«Un terzo ci sarà, quasi sicuramente ci sarà, non so quando, non dipende solo da me, dipende ovviamente anche dalla casa editrice Giunti. La letteratura può sicuramente cambiare le cose. Il mio libro “Benvenuti in casa Esposito” e adesso “Bentornati” è stato adottato da associazioni antimafia, gruppi che si battono per la legalità, comitati civici, molte scuole – scuole medie, scuole superiori, università. Sono andato a presentarlo anche nel carcere minorile di Nisida, in luoghi confiscati alle mafie. È un modo di trattare l’argomento con il sorriso sulle labbra, ma senza perdere di vista la gravità dell’argomento appunto, del fenomeno stesso criminale. La letteratura credo in generale – al di là dei miei libri, la Letteratura con la L maiuscola, la storia l’ha dimostrato – può cambiare il mondo».

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