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Titolo: I fratelli Rico
Autore: Georges Simenon
Editore: Adelphi Edizioni
Anno: 2014


Tutti sono abituati ad identificare George Simenon come il padre del Commissario Maigret impegnato a dipanare intricatissimi casi nella Francia della metà del secolo scorso. In realtà, la abile penna dello scrittore belga si  è confrontata anche con la descrizione della mafia americana, senza far rimpiangere le più note “pagine francesi”.

“I fratelli Rico”, pubblicato per la prima volta nel 1952, è il racconto molto attuale di una mafia che, allora come ora, si caratterizza per potere, denaro, relazioni.

In questa storia sono rappresentati tutti i livelli dell’organizzazione malavitosa e tutti nella stessa famiglia.

I tre fratelli Rico sono inseriti a vario titolo nel sistema criminale: Eddie è un piccolo boss, Gino è un killer, Tony guida le auto. I tre sono, ciascuno a suo modo, espressione di maniere diverse di fare mafia: Eddie è ligio al dovere, Gino ha l’atteggiamento da bullo dall’abbigliamento vistoso, Tony vira verso un ripensamento, forse un pentimento. E poi ci sono le donne: quella che sa tutto ma non parla, quella che non vuole sapere, ma immagina, quella che cerca un cambiamento.

La storia ruota soprattutto intorno al personaggio di Eddie, il fratello maggiore, un boss di basso profilo, rispettato nella sua zona, dedito alle estorsioni, con una attività commerciale di copertura (una ditta di frutta e verdura) che poi si espande con tre succursali. Ha costruito per sé una reputazione di onesto commerciante, entra nelle associazioni più importanti della città, e, soprattutto, ha relazioni costanti con lo sceriffo.

Il meccanismo è, come sempre, quello della convenienza: il boss garantisce il mantenimento dell’ordine in campo di gioco di azzardo, limitando il numero delle bische, sorvegliandole e imponendo una disciplina; lo sceriffo “chiude un occhio” sulle attività illegali della mafia.

L’organizzazione è verticistica e anche Eddie deve sottostare al volere di un capo, del capo dei capi, del pater familias. Si, perché la mafia è una famiglia, l’unica famiglia da rispettare, quella i cui interessi devono superare anche gli interessi della famiglia di sangue. Allora come oggi, l’unico  familismo di cui si può parlare all’interno delle mafie è quello della famiglia criminale, non quello della famiglia di sangue, e il triste e violento epilogo di questa storia lo dimostra senza lasciar spazio a dubbi.

Il bene e il male, il giusto e lo sbagliato si affrontano in questo libro con la potenza che solo un grande scrittore riesce a mettere in luce.

Simona Melorio

Simona Melorio, dottore di ricerca in Criminologia. Ha scritto, tra l’altro, per edizioni Labrys Cultura di camorra (2010) e Anticamorrra silente. Dalla repressione alle Peer Courts(2012); per il vol. 3 dell’Atlante delle mafie,  Da Terra di lavoro a Terra dei fuochi: evoluzione criminale di un clan “sconosciuto”; per Limes, Rivista di geopolitica, Ottobre 2014, Politici ed imprenditori, radiografia della camorra casalese; per gli Annali dell’Università degli studi del Molise, 15/2013, Il cliché bio-antropologico e pauperistico nello studio dell’eziologia delle camorre.L’esempio dei “sistemi” casalesi; per Narcomafie, Novembre 2014, L’importanza di dialogare sulle mafie

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