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Titolo: A ciascuno il suo
Autore: Leonardo Sciascia
Anno: 1966


Quando ti dicono “leggi un libro di Sciascia”, se non l’hai mai fatto, la prendi male. Insomma è un autore siciliano e i suoi conterranei, i Verga, i Pirandello, per quanto geniali, non si sono distinti per la leggerezza;  e poi è un esponente della letteratura, contemporanea si, ma pur sempre letteratura. Letteratura: il solo nome fa riandare con la mente a quelle lunghe interrogazioni dei tempi delle superiori che facevano venire voglia solo di scappare a gambe levate!

Ma tant’è… se ti dicono di farlo persone per te importanti (amici per parlarne o docenti per un esame) un po’ a malincuore alla fine ti rechi in libreria. In un angolino poco fornito leggi quattro titoli dell’autore e scopri che puoi scegliere tra varie “taglie”: ce n’è uno con un gran numero di pagine e lo escludi perché un po’ ti fa paura; ce n’è uno sottilissimo ed escludi anche quello perché potrebbe essere troppo denso ed incomprensibile; alla fine ti attesti sulla taglia media, ma il titolo non deve essere il più famoso, meglio un’opera un po’ meno conosciuta (almeno da te!), sarà certamente meno impegnativa!

Torni a casa col “malloppo” che vegeterà sul comodino come minimo una settimana e finirà sommerso dai tuoi autori preferiti, i Cohelo, i Baricco, ma alla fine una sera eccolo rispuntare… “Devi leggerlo, fatti coraggio!” In fondo sono solo un centinaio di pagine, le leggi e poi chiudi. Con Sciascia non avrai mai più nulla a che fare!

“A ciascuno il suo”, pensi che forse hai scelto male, il titolo cela già troppa filosofia per i tuoi gusti, ma l’incipit ti aiuta: una lettera anonima, un postino, un farmacista… scene di vita quotidiana: si possono sopportare!

Lo leggi d’un fiato… sei nella Sicilia degli anni addietro, molto ben descritta nei colori e nei profumi, ma sei in una dimensione senza spazio e senza tempo in cui tutto quello che si vede non è reale, perché la verità è nascosta, è conosciuta da tutti, ma non è evidente. Un giallo che lascia il senso di una mafia in guanti gialli potente e spregiudicata. È una mafia riconosciuta quale potere, rispettata, inserita nella vita legale allora come oggi, nelle pagine del libro come nella realtà. “Quando si cominciano a combattere le mafie vernacole vuol dire che già se ne è stabilita una in lingua”. La bassa mafia è soltanto una mafia di poco conto, una mafia di pezzenti; la mafia vera è quella alta, che tutto gestisce, tutto controlla, che è economia e potere. In “A ciascuno il suo” un notabile del paese, “uno che aveva in mano tutta la provincia, che faceva e disfaceva, che rubava, corrompeva, intrallazzava…”, è il colpevole di tre omicidi funzionali al mantenimento del suo prepotere, della sua prepotenza  e “resterà impunito, come i più bei delitti nostrani, come i più tipici”.

 E mentre si dipana la matassa del giallo attraverso la ricostruzione dei fatti da parte del prof. Laurana, con uno stile immediato, Sciascia dipinge uno Stato che annaspa dietro regole non scritte di “un popolo oppresso, un popolo sempre vinto” per il quale “il miglior diritto e la più giusta giustizia… soltanto possono uscire dalle canne di un fucile”.  Alla fine tutti sanno, ma nessuno parla, perché è scontato non parlare, è scontato non occuparsi di cose della “giustizia”, è normale “dare aiuto al vivo”, perché “il morto è morto”. I dialoghi tra i personaggi così ben costruiti, profondi, pronti ad ampliare l’orizzonte di riflessione su una Sicilia oscura e su una Italia spesso crudele, non risultano mai forzati, mai sopra le righe, ma perfettamente in armonia con il personaggio stesso.

Finisci di leggere e sei dispiaciuta, dispiaciuta di aver aspettato tanto per iniziare una lettura così piacevole e dispiaciuta perché è notte e dovrai aspettare domani per scappare in libreria a comprare un altro libro del siciliano che ti faceva paura!

Simona Melorio

Simona Melorio, dottore di ricerca in Criminologia. Ha scritto, tra l’altro, per edizioni Labrys Cultura di camorra (2010) e Anticamorrra silente. Dalla repressione alle Peer Courts(2012); per il vol. 3 dell’Atlante delle mafie,  Da Terra di lavoro a Terra dei fuochi: evoluzione criminale di un clan “sconosciuto”; per Limes, Rivista di geopolitica, Ottobre 2014, Politici ed imprenditori, radiografia della camorra casalese; per gli Annali dell’Università degli studi del Molise, 15/2013, Il cliché bio-antropologico e pauperistico nello studio dell’eziologia delle camorre.L’esempio dei “sistemi” casalesi; per Narcomafie, Novembre 2014, L’importanza di dialogare sulle mafie

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