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Titolo: Non mi avrete mai
Autore: Gaetano Di Vaio e Guido Lombardi
Editore: Einaudi
Anno: 2013


Salvatore Capone, detto Stelletella, nasce il 27 Febbraio 1968.
La sua storia comincia in un basso, in mezzo a una corte che chiamano “ ‘a Curtina ‘e Tempesta”.
La famiglia Capone si appropria illecitamente dell’appartamento numero undici, al terzo piano della palazzina numero otto, edificata insieme alle altre palazzine popolari, in mezzo alle campagne di Scampia. Non è ancora nato Stelletella e già comincia a prendersi le cose che non sono sue.
La prima cosa che ruba sono degli orecchini portati in dono alla sorella Antonietta.
A dodici anni è esperto di qualsiasi tipo di furto. È il perno della paranza.
Dal collegio, al riformatorio, al centro di rieducazione, a Poggioreale. È sempre stato chiuso da qualche parte.
Ma non si è fermato. Ha rubato sempre. Ha rubato tutto. Ha combinato guai uno dopo l’altro, di corsa, come se qualcuno gli corresse appresso.
Come gli correva appresso il Sistema.
Perchè il Sistema si pasce della povertà della gente, munge la povertà e si crogiola nella povertà.
Scampia è piena di affiliati di terza e quarta fascia che fanno una vita miserabilissima. Carcerati, morti ammazzati.
No. Il Sistema non lo avrà mai. È una promessa che fa a se stesso. È un impegno, un voto.
Adesso è in carcere Stelletella. Chiuso, imprigionato, come sempre.
Nella cella ci sono quindici brande, quindici detenuti. Un metro quadrato a testa. Poggioreale.
Si gira. Pensa. Nella sua mente si fa strada solo un’accozzaglia di reati e fallimenti, senza forma, senza senso. Una costellazione di buchi e macchie.
L’unica cosa che li accomuna è lui. Stelletella. Il colpevole.
Riflette. Che cos’è diventato?
È solo un tossico delinquente, carcerato a Poggioreale.
Non è nessuno.
Non ha voce.
Non percepisce neppure il mensile che la camorra eroga agli affiliati carcerati.
Perché lui non è un affiliato. È un cane morto.
Ma sua moglie e suo figlio, fuori, non hanno di che sfamarsi.
Allora, c’è una sola cosa da fare. Mandare una lettera al boss. Affiliarsi.
Il passaggio è breve. Basta uccidere. Chiudi gli occhi, e uccidi.
Il suo cuore non ce la fa più.
Il Sistema lo aspetta. Deve scegliere Stelletella.
Stelletella è Gaetano Di Vaio, l’autore di questo libro.
Perché questa storia non è frutto di fantasia, no, è frutto dei ricordi e di un passato bruciato. Di un uomo destinato a morire a trent’anni (gli uomini di camorra non vivono oltre), che però, improvvisamente, ha scelto. L’ultima cosa che ruba, la scippa alla camorra, ed è la sua libertà.
In questo senso osserviamo questo romanzo, come la rocambolesca parabola di un uomo che riesce a riesumare se stesso, negandosi alla camorra.
Aveva trent’anni, Gaetano Di Vaio, quando nel 1998 lasciò il carcere di Poggioreale, dopo nove anni scontati per spaccio di droga. Oggi è uno scrittore e un affermato produttore del cinema indipendente italiano.
Come ha fatto? Con la letteratura, prima di tutto.
Le sue prime letture? I romanzi di Peppe Lanzetta. Un’illuminazione.
Non aveva voce prima, quest’uomo. Non era nessuno.
Adesso la sua voce la sentono tutti. Ha lottato per farla sentire. Ha lottato con la penna. Perché lottare con la penna, si può. Si deve.

Viola Scotto di Santolo

Viola Scotto di Santolo, classe 1991, nata a Napoli e laureata in Scienze della Comunicazione. Redattrice per il giornale online ‘Epress – Libera Informazione Flegrea’, ha collaborato con il quotidiano ‘Il Roma’ nella sezione Cultura. Iscritta, attualmente, al Corso di Laurea Magistrale in Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica presso l’Università Federico II di Napoli, gestisce un blog sul web. A Dicembre 2015 ha pubblicato, per Edizioni Eracle, il suo romanzo d’esordio, Il verso della rana.

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