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I figli “so piezz e core”.

Questo è vero ad ogni latitudine, in ogni tempo.

Per le madri sono un pezzo del puzzle del loro corpo.

Per i padri sono la freccia che li spinge con gioia verso il futuro.

Si cerca sempre il meglio per i propri figli, li si protegge, li si guida, li si accompagna nella vita, dando loro regole e consigli.

La Costituzione italiana promuove la famiglia come cellula principale della diffusione della cultura e per questo la tutela. Sociologi e psicologi hanno scritto libri e libri sull’importanza del calore genitoriale per i cuccioli di uomo. Insomma, genitori e figli, salvo in caso di rapporti “malati”, sono compartecipi di un sistema all’interno del quale si creano sempre nuovi equilibri che mirano a quella stabilità vera garanzia della  serenità dei singoli membri di essa.

Ma quale serenità può garantire un genitore che nasconde la droga da spacciare, come è avvenuto a Brindisi, nel pannolino del figlio di tre anni o nella tasca dell’altro figlio di 5 anni?

Quale serenità può offrire una famiglia in cui il padre dorme con la pistola sotto il cuscino e per lavoro fa il faccendiere delle mafie?

Che futuro potrebbero avere i figli di mafiosi a cui vengono trasmessi i ben noti disvalori delle organizzazioni criminali?

Una risposta eloquente a queste domande è arrivata dal Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria che ha disposto più volte la perdita della patria potestà in capo agli ‘ndranghetisti, con il conseguente affidamento dei minorenni ad altre famiglie spesso del nord dell’Italia.

Qualcuno ha gridato allo scandalo, alla tortura… strappare un figlio ai genitori ha sempre un che di disumano!

L’Onu nella Convenzione internazionale dei diritti del fanciullo raccomanda di agire sempre nell’interesse precipuo del minore.

Ma in questo caso qual è il vero interesse dei figli dei mafiosi?

Rimanere con i genitori naturali, affidandosi, con ogni probabilità, ad un futuro di mafia?

Oppure rinunciare all’amore di mamma e papà, per vivere un futuro libero dai condizionamenti mafiosi?

Il dibattito è aperto!

Simona Melorio

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