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Titolo: Era mio padre 
Titolo originale: 
Road to perdition
Regia: 
Sam Mendes
Soggetto: 
Max Allan Collins, Richard PiersRayner
Anno: 2002
Paese di produzione: 
USA
Genere:
drammatico, gangster


Ricordiamo tutti il Tom Hanks di «corri Forrest, corri». Ricordiamo la sua genuinità e la profonda umanità che avvolgeva il suo volto pulito e generoso. Un volto che non conosceva l’ingiustizia, il sapore amaro della vendetta e il colore arido della violenza. Un volto che l’attore abbandona abilmente lungo la scia del suo cammino quando assume le sembianze di un gangster della malavita irlandese, Michael Sullivan, che combatte una guerra interiore tra il gelido percorso della sua “professione” e l’amore estremo per la sua famiglia, che tenta di proteggere in ogni modo da un mondo terribile e disastroso.

«Ma che lavoro fa papà?»

«Va in missione per il signor Rooney. Sono missioni pericolose, per questo porta la pistola. [..] è un eroe di guerra».

Il regista Sam Mendes sfrutta la tenera ingenuità tipica dei bambini e la trasforma in un’opera d’arte, finendo per dar vita ad uno studio psicologico delle dinamiche relazionali tra un padre costernato e un figlio, Michael Sullivan junior (interpretato da Tyler Hoechlin), alla ricerca disperata di un affetto ingiustamente e inconsapevolmente mai ricevuto.

La mafia irlandese diventa così lo sfondo e la causa di un disagio emotivo, che coinvolge lo spettatore al punto tale da far sembrare la vendetta l’unica forma possibile di salvezza.

Dopo aver assistito a un omicidio ad opera del padre e di Connor (interpretato da Daniel Craig), il figlio del boss della malavita John Rooney (interpretato da Paul Newman), la vita del giovane Sullivan viene completamente sconvolta.

Paul Newman incarna le vesti di un uomo costernato e diviso tra l’amore per la famiglia di Rooney e l’amore per un figlio ingrato, che non può far altro che difendere da una morte certa, dopo che quest’ultimo ha ucciso la moglie e il figlio minore di Sullivan per scongiurare la possibilità che il piccolo Michael potesse raccontare ciò che aveva visto.

In questo modo, Mendes porta avanti nella narrazione due relazioni padre-figlio che sconcertano: non c’è salvezza per i Rooney, troppo immersi nella realtà mafiosa da aver dimenticato la vera essenza dell’amore umano, ma sembra esserci per i Sullivan che, in una corsa perenne da una parte all’altra dell’America, riscoprono il valore della loro relazione per troppo tempo abbandonata.

«Quando non avevamo niente, lui ci ha dato una casa, ci ha dato da vivere, ci ha dato tutto», ripete Michael Sullivan al figlio, con gli occhi pieni del terrore di poter perdere anche lui, cercando inconsciamente di giustificare le sue mancanze e il suo “lavoro sporco”.

“Era mio padre” è un tipico film noir di mafia, ma l’impatto emotivo della relazione tra i due protagonisti del film riesce a prevalere e a trasformarlo in qualcosa di nuovo.

Alternandosi tra momenti “tipici” come le riunioni mafiose intorno a un tavolo rettangolare, con i Rooney ai due lati opposti della tavola a manifestare la loro superiorità rispetto ai commensali, e i momenti drammatici delle «sei settimane» di convivenza dei Sullivan, il film mette in rilievo la possibilità della salvezza, salvezza da una criminalità distruttiva che è possibile raggiungere solo dopo aver vendicato e annientato l’intero sistema mafioso, anche grazie all’aiuto, l’amore e l’appoggio del figlio.

«C’è solo una garanzia: nessuno di noi vedrà il paradiso», sostiene Rooney; un’affermazione a tratti paradossale, se si pensa alla scena precedente in cui il mafioso è in Chiesa, pentito di fronte a un Dio che tutto perdona.

Ma non c’è perdono, non c’è paradiso.

Era l’inverno del 1931.

Era suo padre.

Un padre costernato e in bilico tra la vendetta e l’amore, ma pur sempre suo padre.

Rita Annunziata

Per approfondire:
1. LA RECENSIONE DEL FILM SU ‘ONDA CINEMA’
2. LA RECENSIONE DELL’OPERA A CURA DI ‘FILM TV’

Rita Annunziata, laureata in Scienze della Comunicazione. Redattrice per il giornale online Nationalcorner.it (2014) e per Metronapoli.it (2015), frequenta attualmente un corso di Laurea Magistrale in Politiche europee e internazionali presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Dopo un periodo di studi presso l’Università Pontificia Giovanni Paolo II di Cracovia, ha frequentato un corso di Introduction to Journalism dell’Università di Strathclyde (Glasgow). Fotografa e videomaker, gestisce altresì un blog sulla piattaforma Style.it, sito ufficiale dell’editore di Vogue, Glamour e Vanity Fair.

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