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Titolo: Mickey occhi blu
Regia: 
Kelly Makin
Sceneggiatura:
Robert Kuhn, Adam Scheinman 
Anno: 1999 
Paese di produzione: 
USA
Genere:
commedia


«Ho sempre avuto la sciocca convinzione di dovermela cavare da solo negli affari».

Una convinzione che riuscirà a sopravvivere unicamente per il tempo illusorio di poche sequenze, prima che Michael Felgate (interpretato da Hugh Grant), un banditore d’aste di origine inglese, venga catapultato nel teatrale mondo della malavita. In “Mickey occhi blu”, l’amore assume le sembianze del non-ritorno, lasciandosi trascinare in una commedia di cliché, dal ritmo incalzante di una colonna sonora interamente italo-americana. Innamorato della giovane Gina Vitale (interpretata da Jeanne Tripplehorn), figlia del mafioso Frank Vitale (interpretato da James Caan) Michael finisce così per trovarsi coinvolto nei loschi affari della malavita.

«Noleggiare “Bravi ragazzi”, “Casinò”, “Padrino 1,2,3”», ripete a se stesso Michael in un ironico tentativo di affrontare una realtà difficile da deglutire. Costretto a mettere all’asta dei quadri di Johnny Graziosi (interpretato da John Ventimiglia), il volto imbarazzato e ingenuo di Hugh Grant tenterà di sopravvivere tra una gag e l’altra.

Saltando dal donnaiolo Daniel Cleaver ne “Il diario di Bridget Jones” a un impacciato e improvvisato gangster, Hugh Grant si trova costretto in un’interpretazione che galleggia in un mare di luoghi comuni. Eppure, il regista Kelly Makin ha saputo amalgamare il “già visto” dando vita a buoni spunti di ilarità.

«Signor Vitale», «No, papà», ribatte prontamente Frank, in un chiaro rimando all’estremo valore del legame familiare che sembra poter mettere in secondo piano perfino un involontario omicidio.

Ne risulta una dialettica paradossale tra due uomini che combattono la stessa battaglia con armi differenti, cercando di colmare l’uno le lacune dell’altro. Gli obiettivi contrastanti si intrecciano, tra un astuto criminale che vuol difendere il bene e il futuro della propria figlia e un impacciato Grant che vuol riconquistare un amore perduto.

Al contempo, Gina incarna l’esempio di una donna di coraggio e determinazione, decisa a prendere le distanze da una realtà mafiosa che la tormenta e simbolo di un’emancipazione troppo a lungo agognata.

Forse non sarà sufficiente noleggiare qualche film noir per riuscire a comprendere un fenomeno tanto complesso come quello mafioso.

Forse non sarà sufficiente nemmeno qualche gag semplicistica per riderne su.

Ma, come direbbe Frank Vitale, «va tutto bene».

Rita Annunziata

Per approfondire:
1. LA RECENSIONE A CURA DI ‘SPIETATI.IT’
2. LA RECENSIONE A CURA DI ‘CAFFÈ EUROPA’

Rita Annunziata, laureata in Scienze della Comunicazione. Redattrice per il giornale online Nationalcorner.it (2014) e per Metronapoli.it (2015), frequenta attualmente un corso di Laurea Magistrale in Politiche europee e internazionali presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Dopo un periodo di studi presso l’Università Pontificia Giovanni Paolo II di Cracovia, ha frequentato un corso di Introduction to Journalism dell’Università di Strathclyde (Glasgow). Fotografa e videomaker, gestisce altresì un blog sulla piattaforma Style.it, sito ufficiale dell’editore di Vogue, Glamour e Vanity Fair.

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