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Pino Imperatore, l’autore dei fortunatissimi Benvenuti in casa Esposito e Bentornati in casa Esposito, ha vinto il Premio Sublimitas 2016 (istituito dal Presidente FIBES Peppino Colarusso), giunto alla tredicesima edizione, la cui premiazione si terrà il prossimo 5 Marzo al Park Hotel L’Incanto di Ariano Irpino.
“Si premiano le eccellenze autentiche del Sud – Ha detto Colarusso – E’ un premio alla qualità, all’umanità e all’onestà intellettuale”. L’onestà, per intenderci, di quelli che non se ne sono andati, che sono rimasti, e hanno dato voce alla loro terra. Un premio al Sud che eccelle. Unico premio del Sud per il Sud.
E lo ha vinto Pino Imperatore, “scrittore anticamorra”, per il suo impegno e per avere creato, sia lecito, Tonino Esposito, il più scemo dei camorristi.
Tutto parte da una riflessione. I camorristi fanno paura? La risposta è no. Togliete a un delinquente la pistola di mano, levategli l’arroganza e la prepotenza: diventerà un essere insignificante, si sentirà nudo e incapace di offendere.
È da questo assioma che parte Pino Imperatore nell’abbozzare la sagoma di Tonino Esposito, ereditiero camorrista, rampollo di una onorata progenie criminale e degno futuro reggente del Rione Sanità. Il titolo c’è, il regno pure, fatto sta che Tonino il mestiere del camorrista proprio non lo sa fare. Non è arte sua. Non tiene “cazzimma”.

Mattacchione sfaccendato, tonto, impacciato. Spassoso nelle sue rocambolesche vicissitudini famigliari questo zuccone mal si armonizza con la ferocia della camorra. È la prova che camorristi non si nasce. Si diventa, armandosi.
I camorristi, nei romanzi di Imperatore, sono dei poco di buono. Non sono belli, né intelligenti, né scaltri, né colti. Sono dei tamarri sfigati che senza pistola diventano innocui. Sono attori di un film che hanno scelto di interpretare. E lo interpretano male scimmiottando le vecchie glorie.
Si tratta di un filone letterario tutto nuovo, ma prolifico e a dir poco necessario. Siamo stanchi di quelli che ci infiocchettano il male e ce lo fanno piacere. Il male è ripugnante. I camorristi sono ripugnanti. E talvolta ridicoli, patetici. E deriderli è l’ultimo modo che abbiamo, forse, per combatterli.
Fino a un certo punto. Pino Imperatore ci fa ridere fino a un certo punto.
Il secondo anno in casa Esposito, infatti, ha quel sapore asciutto e aspro, tipico delle cose che a lungo andare non ti fanno ridere più. Anzi, mentre ridi ti resta tra i denti, sulla lingua, un sapore amaro, poi abbassi gli occhi e ti accorgi che la storia è finita.

Ma non è finita bene. Nessuna storia di camorra finisce bene.

Improvvisamente i personaggi che prima ci erano simpatici adesso sono semplicemente patetici.

Il più ridicolo è il boss. Sbruffone quanto basta, arrogante, imperioso e debole.

Scatena la faida e ci rimette una sorella. La sua scorza si rompe e mostra le briciole.

Finisce sempre così nella camorra.
Dietro alla motocicletta di Pietro De Luca, il boss, ci sono due killer slavi. De Luca parcheggia, scende. I colpi partono e lui cade. Il suo successore ha già preso il suo posto.

Però, no. Non è la fine del boss a lasciarti in bocca il sapore acre della sconfitta.

È qualcos’altro.

Tra Pietro De Luca e i suoi killer c’è Tina, la figlia quindicenne di Tonino Esposito, che la camorra la odia. I colpi prima di raggiungere il boss, raggiungono lei. Tina è la prima a cadere.

Si chiamano vittime innocenti. Quelle che la camorra colpisce per caso.
Alla fine non ridiamo più. Ma all’inizio lo abbiamo fatto. Abbiamo riso, della camorra. Questo è il merito di Pino Imperatore.
“Il Sublimitas è un premio importante e prestigioso. – Ci ha detto – Ma al di là del riconoscimento in sè, che mi onora, sono felice del fatto che sia stata focalizzata l’attenzione dulla mia ttività e sull’impegno che da anni dedico al territorio. Non so se sia corretto o meno definirmi “scrittore anticamorra”. So che continuerò a battermi per donare gioie, sorrisi e spunti di riflessione ai miei lettori. Con tutto me stesso”.
Un’eccellenza del Sud.

Viola Scotto Di Santolo

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