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Titolo: La leggenda di Al, John e Jack
Regia: Aldo, Giovanni & Giacomo e Massimo Venier
Soggetto: Aldo, Giovanni & Giacomo, Massimo Venier, Paolo Cananzi e Walter Fontana
Anno: 2002
Paese di produzione:
Italia
Genere: commedia, poliziesco


Jack: «Allora, Al, ascoltami bene: era venerdì. Eravamo al Drive In di Coney Island. Eravamo lì perché il boss..».

John: «Jack, se inizi sempre dalla fine, questo non capisce niente. Bisogna iniziare dall’inizio, lo dice la parola stessa».

Jack: «E allora fai una cosa, Al: ascolta il professorone».

Un giovane gangster, o presunto tale, in balia delle sue costanti perdite di memoria e due truffatori si trasformano in un articolato intreccio di sketch sulla scia di una storia da palcoscenico. La trama esile e non troppo articolata è così resa complessa da continui salti nel tempo, che trascinano lo spettatore in un viaggio nel passato nel tentativo di recuperare i ricordi offuscati di Al (interpretato da Aldo Baglio) e di salvarsi dal temibile boss Sam Genovese (interpretato da Aldo Maccione) da cui  i tre si stanno nascondendo.

Al, John (interpretato da Giovanni Storti) e Jack (interpretato da Giacomo Poretti), sono tre mafiosi impacciati che, in un modo o in un altro, finiscono per condurre al fallimento ogni singola loro missione, affidatagli da un boss sull’orlo di una crisi di nervi. Sam Genovese è il ritratto del boss crudele e senza scrupoli, ma la sua figura viene demonizzata da diverse scene che mettono in luce la sua poca scaltrezza (basti pensare allo sketch dei dadi e al suo calcolo matematico errato, che finirà per salvare la vita ai tre maldestri mafiosi).

«Ma quant’è bella la mafia», direbbe Jack, ingenuo e inconsapevole di quanto la mafia sia costantemente pronta a togliere il sorriso beffardo dai volti di chi non le aggrada.

Una storia semplice, per dirla con le parole di Sciascia, che lascia incastrato qualche sorriso tra i denti, ma finisce per essere ulteriormente ridotta dall’eccessiva presenza di gag teatrali che sembrano non avere una continuità.

Una storia semplice, che gode di una trama che non lascia spazio al “già visto”, eppure rischia costantemente delle cadute di ritmo che la indeboliscono.

Aldo, Giovanni e Giacomo divertono per questo, divertono per il loro modo di trattare argomenti delicati con leggerezza, senza che tutto possa risultare troppo costruito o artefatto, ma in una modalità decisamente più adatta al cabaret che al cinema.

Una storia semplice che fa sorridere, anche se non prende il volo, riscoprendo nel finale un profondo cambiamento dell’assetto dell’opera, incarnando un’emotività perduta che dà valore a una trama che, nella sua “messa in scena”, meritava molto di più.

Rita Annunziata

Per approfondire:
1. LA RECENSIONE DEL FILM A CURA DI ‘FILM UP’
2. LA SCHEDA DEL FILM SU ‘COMING SOON’
3. ALCUNE RECENSIONI RACCOLTE DA ‘CENTRALDO CINEMA’

Rita Annunziata, laureata in Scienze della Comunicazione. Redattrice per il giornale online Nationalcorner.it (2014) e per Metronapoli.it (2015), frequenta attualmente un corso di Laurea Magistrale in Politiche europee e internazionali presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Dopo un periodo di studi presso l’Università Pontificia Giovanni Paolo II di Cracovia, ha frequentato un corso di Introduction to Journalism dell’Università di Strathclyde (Glasgow). Fotografa e videomaker, gestisce altresì un blog sulla piattaforma Style.it, sito ufficiale dell’editore di Vogue, Glamour e Vanity Fair.

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