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Nell’operazione antimafia eseguita dai Carabinieri di Catania lo scorso 10 febbraio sono 109 le persone indagate, di cui 103 arrestate.  “Le indagini – scrive l’ANSA – hanno evidenziato il ruolo centrale ricoperto da tre donne nel clan: si sono dimostrate in grado di dirigere le attività criminali della cosca seguendo le direttive impartite dai vertici della ‘famiglia’. Inoltre si sarebbero occupate anche della gestione della cassa comune e del sostentamento economico delle famiglie degli affiliati detenuti”. Insomma la magistratura è riuscita a stroncare il clan Laudani, la cosca ritenuta una delle più pericolose nel panorama criminale catanese e siciliano.

“E’ la più imponente operazione antimafia effettuata a Catania da molti anni, dopo quelle «storiche» avvenute negli anni ’90, e conferma come la mafia nella seconda città della Sicilia sia viva e vitale, nonostante la mancanza di omicidi e di fatti eclatanti possano aver fatto pensare il contrario.” scrive La Stampa.

I reati ipotizzati a carico dei numerosi indagati sono associazione mafiosa, estorsione, spaccio e traffico di stupefacenti, detenzione e porto illegale di armi.

Questa operazione è l’ennesima contro le organizzazione mafiose sul territorio italiano. Lo Stato c’è e sembra essere convinto che serve finalmente sconfiggere quello che da tutti (politici, imprenditori, forze sociali, ecc) viene definito il cancro del nostro Paese insieme a quello ancora più doloroso, e silenzioso, della corruzione, bloccando ripresa e sviluppo.

Le operazioni antimafia sono numerose e il nostro blog ne ha dato conto riportando i dati del Viminale lo scorso dicembre. Ma bastano i blitz delle forze dell’ordine per sconfiggere le mafie? Purtroppo no. E per quanto riteniamo che il discorso non possa esaurirsi in poche battute possiamo sicuramente sostenere che oltre l’antimafia delle Procure italiane debba esistere un lavoro che parta da direzioni diverse.

Un invito coraggioso, per esempio, l’ha lanciato il Vescovo di Nola (Napoli), Beniamino Depalma, in una intervista a ‘Il Mattino’: «Esercito? Se serve ben venga. Ma sarebbe meglio che con quei soldi si aprissero le scuole di pomeriggio». «Nelle nostre città – spiega – ci devono essere più ambienti educativi, aperti e accoglienti. […] Luoghi dove prima di tutto si recuperi la certezza di non essere soli». Non esistono argomentazioni che possano contraddire le parole del Vescovo se non quella determinante delle risorse economiche necessarie per docenti, operatori, specialisti.

L’altro aspetto che è emerso nelle ultime settimane di fronte alla recrudescenza della violenza dei clan è quello dell’ordine pubblico. La “chiamata” dell’esercito sembra rispondere all’esigenza di tranquillizzare i cittadini, terrorizzati dalle faide e dagli omicidi anche in pieno giorni. Stiamo ragionando, però, sempre in termini emergenziali rispetto a un problema, la mafia, che è ordinario e non straordinario.

Dunque, da un lato cittadini terrorizzati che chiedono sicurezza. Dall’altro gli educatori che chiedono risorse per avviare progetti seri e duraturi. Comune denominatore lo Stato, ovvero tutti noi che non riusciamo a fare ancora squadra.

Alessandro Bottone

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Per approfondire:
1. CATANIA, MAXI BLITZ CONTRO LA MAFIA DA ‘IL MESSAGGERO’
2. ANCHE DUE AVVOCATI TRA I 109 ARRESTI, LA CRONACA DE ‘LA STAMPA’
3. TUTTI I DETTAGLI DELL’OPERAZIONE ANTIMAFIA DALL’AGENZIA ‘ANSA’
4. L’INTERVISTA AL VESCOVO: “APRITE LE SCUOLE DI POMERIGGIO” DA ‘IL MATTINO’ DI NAPOLI

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