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Titolo: Io non mi arrendo
Regia: Enzo Monteleone
Produzione: Rai Fiction e Picomedia
Anno:
2016
Genere: biografico


Io non mi arrendo, la serie tv andata in onda su Rai Uno ieri e l’altro ieri, ha raggiunto un successo incredibile. E ciò fa onore alla tv pubblica italiana per il fatto che sia riuscita a far conoscere la figura di Roberto Mancini al grande pubblico. Un bel prodotto che non si sottrae alle critiche di chi lo ritiene un racconto troppo romanzato.

La fiction è prodotta da Rai Fiction e Picomedia; la regia è di Enzo Monteleone. Il protagonista veste i panni di Roberto Mancini, poliziotto della Criminalpol morto nel 2014, a 53 anni, a causa di un tumore che lo ha colpito a seguito delle indagini sul traffico di rifiuti tossici in Campania nella zona che oggi è tristemente conosciuta come “Terra dei fuochi”. La produzione è un continuo salto tra presente e passato. Il primo che si manifesta nel colloquio tra Mancini e il pm che vuole riaprire il caso avendo studiato gli atti delle sue indagini. Il passato, invece, è tutto nei lunghi flashback con i quali si raccontano le avventure del poliziotto.

L’indignazione dello “sbirro” di fronte al disastro ambientale delle terre campane lo porta a voler scoprire le cause, i responsabili di tanta crudeltà. Le indagini saranno le prime a “scoprire” lo scempio di queste terre. E troveranno tantissimi ostacoli, anche negli stessi reparti investigativi. Lo scontro sarà soprattutto con quella parte dello Stato che non vuole toccare i “poteri forti” perché ha paura di svelarne le responsabilità e i colpevoli. Marco Giordano – nella realtà Mancini – lo sa bene e farà in modo di portare avanti le indagini consapevole dei rischi ai quali sarà esposto. Va avanti e cerca di arrivare agli organizzatori del traffico di rifiuti che intanto continua a portare in Campania quintali di monnezza di ogni genere.

L’ostacolo più grande sarà l’archiviazione delle sue indagini. Bloccheranno il suo lavoro più di quanto non abbia fatto la malattia, pur grave e complessa.

Due le figure che spiccano nella fiction, quasi una dicotomia, che rappresentano, rispettivamente, la strafottenza e la sofferenza. La prima nella ricchezza di Gaetano Russo, un avvocato che cerca continuamente affari e che inventa il business dello sversamento illecito dei rifiuti, con il supporto di camorra e massoneria. L’altra negli occhi di Vincenzino, il ragazzino che Marco conoscerà proprio nei continui sopralluoghi nelle terre martoriate della Campania, vittima di una terribile malattia figlia dello scempio ambientale. Una dicotomia, questa, che accompagna tutta la produzione e che si risolve, purtroppo negativamente, nella morte di Giordano che annulla qualsiasi tentativo di speranza, se non quello di un nuovo iter giudiziario curato da giovane pubblico ministero.

Intanto Marco Giordano conosce l’amore e il dono di una famiglia. Il lavoro lo porterà sempre lontano da casa. Dovrà preoccuparsi anche delle intimidazioni ricevute dalla famiglia mentre la malattia inizia a manifestare i suoi primi sintomi.

Insomma, ‘Io non mi arrendo’ è una produzione benfatta. Non possiamo non sottolineare il merito di aver riportato il tema della “terra dei fuochi” all’attenzione dell’opinione pubblica. Questa serve a cittadini e amministratori a fare i conti con una realtà di cui si conosce tutto e niente, dove l’allarmismo sfocia anche nel polo opposto del “tutto è apposto”.

Alessandro Bottone

  1. RIVEDI LA FICTION DAL SITO UFFICIALE DELLA RAI

Alessandro Bottone. Classe 1992. Nasce a Parma, ma vive a Napoli da quando aveva tre anni. Laureato in Scienze della Comunicazione all’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli con una tesi sulla criminalità mafiosa nella periferia est di Napoli. Collaboratore de ‘Il Mattino’ di Napoli. Si occupa di cronaca. Collabora (e ha collaborato) anche con altre testate giornalistiche. Interessato ai diversi settori della comunicazione: dalla pubblicità ai social network. Cura l’organizzazione di eventi e collabora attivamente con realtà sociali del territorio, a partire da ‘Libera, contro le mafie’. Tra le passioni: giornalismo, scrittura, logistica, grafica, comunicazione, attivismo. E l’antimafia, ovviamente.

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