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Più di dieci bossoli.

Più di dieci bossoli hanno tolto il respiro all’ennesima vittima della malavita.

È successo due giorni fa, quando Giuseppe Axo, di 32 anni, è stato giustiziato da due sicari nel cuore di Taranto. Era stato rilasciato lo scorso 23 ottobre dopo essere stato arrestato per spaccio di droga.

Più di dieci bossoli che hanno ferito anche due passanti – Leonzio Fontana e Tiziana Galileo – a loro volta pregiudicati ma vittime fortuite di un’esecuzione alla luce del sole.

L’uomo era a bordo della sua auto (una Lancia Y) quando ha tentato inutilmente la fuga, prima di essere colpito alle spalle dai colpi letali.

Quando le forze dell’ordine e il pronto soccorso sono giunti sul luogo del delitto, Axo era ancora vivo, ma è morto poco dopo il ricovero presso l’ospedale Santissima Annunziata.

Una scena da Far west come tante, purtroppo, ma che ha destato le critiche e la rabbia di un enorme numero di cittadini, distrutti da una tale violenza che ha finito per diventare una prassi.

A confessare la notte del 28 due fratelli, Antonio e Francesco Bruno, rispettivamente di 34 e 31 anni. Una vendetta per un episodio avvenuto pochi giorni prima, una lite per contrasti nello spaccio di stupefacenti.

Bossoli e sangue sembrano l’unica soluzione accettabile.

«Episodi come questo mi portano a fare due considerazioni. La prima è che c’è un’enorme disponibilità di armi. Dall’altra parte dell’Adriatico arriva tanta droga ed è facilissimo procurarsi anche armi pesanti: un kalashnikov costa 8 dollari. La seconda è che la situazione della criminalità organizzata a Taranto è molto fluida. Le nostre recenti operazioni, come Alias, hanno decapitato una cinquantina di esponenti di buon livello dei clan. Il vuoto di potere, con le prime file in carcere, ha scatenato guerre fra piccoli gruppi per la spartizione delle zone. Paradossalmente, quando la criminalità vigorosa non si spara», ha affermato il procuratore distrettuale antimafia Cataldo Motta.

Forse il pentimento apre la strada di una possibile redenzione.

Ma resta la rabbia, resta il rancore, resta una storia di droga che è terminata semplicemente nel più infimo dei modi.

Rita Annunziata

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