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TitoloNel nome dello zio
Autore: Stefano Piedimonte
Editore: Guanda
Anno: 2012


Per duecentocinquanta pagine Stefano Piedimonte ci fa abitare nei Quartieri Spagnoli, anche se viviamo altrove. Anthony, che è il protagonista della storia, ci immerge nella camorra dei Quartieri fin tanto che ne sentiamo la puzza di merce avariata, fino a svelarci quanto è ridicola e gretta. Anthony, bravo ragazzo che si limita a vendere qualche stecca di hashish e a fare qualche piccolo furto. Anthony, pusher ventenne e camorrista frizzantino che approda per qualche inconcepibile ragione in tv.

O meglio, la ragione c’è, eccome, ed ha un nome. Il nome dello Zio. Uno spietatissimo e singolarissimo boss della camorra, sultano dei Quartieri Spagnoli, uno tosto, feroce, sanguinario. Ma con una bizzarra e maniacale predilezione. Un pallino morboso. Il Grande Fratello.

Di fronte alle puntate del celebre reality show non ce n’è per nessuno, neppure per un boss della ‘ndrangheta calabrese giunto a Napoli per concludere un grosso affare sulla droga.

E quando improvvisamente qualcuno lo tradisce costringendolo ad una penosa latitanza non c’è altro modo per svelargli il nome del traditore e salvarlo così dall’impostura che dirglielo attraverso il Grande Fratello.

Così, al clan serve un concorrente. Alla camorra serve un papabile gieffino.

Chi, allora, meglio di Anthony, camorrista trendy e frizzantino?
Anthony accetta. Comincia l’addestramento.

Eccola qua, la camorra che non ti aspetti.

La camorra di oggi. La camorra dei guaglioni che mentre vendono hashish guardano i programmi per ragazzi alla tv, e mentre fanno scippi, rapine e barbarie, corrono a depilarsi nel bagno di casa, mentre si sporcano le mani con il sangue dei morti ammazzati, vanno a fare incetta di abiti griffati.

Anthony fa il pusher per cinquecento euro alla settimana. Duemila euro al mese per smerciare la merda.
Nei Quartieri Spagnoli, i cui bassi sono abitati adesso da extracomunitari irregolari per cifre esorbitanti. Sono bassi integrati. I Quartieri Spagnoli, con le sue tradizioni, le sue mode dove un camorrista è un mito da idolatrare, ma gli basta uscire dal dedalo di viuzze dei quartieri per perdere tutto il suo mistico carisma. I Quartieri Spagnoli sfamati dall’economia illegale del clan. I Quartieri Spagnoli chiusi a qualsiasi anelito di liceità. Dove lo Stato non riesce a penetrare, scavando una distanza smisurata tra città governabile e città autogovernata.

E dentro questa Napoli brutalizzata, lo spauracchio del clan. Una combriccola  di mostri ridicoli (Alberto o’Malamente, Germano Spic e Span, Sandruccio la Zitella, Pasquale Bruciulì, Biagio o’Femminiello), volti rovinati dalla bruttezza innaturale che infesta gli animali violenti. Quella che si moltiplica di carcerazione in carcerazione.
E in cima alla piramide criminale lui, il boss. Lo Zio. Tallonato da un singolarissimo agente di polizia, Woody Alien (soprannominato così per la bruttezza intellettualoide).

Lo Zio è l’essenza della camorra. Boss bestiale e spietato e al contempo pseudo imprenditore che investe soldi sporchi in business legali, riuscendo meglio dei professionisti puliti.

Ma, in verità, poco ci occorre per capire che questo illustre camorrista altro non è che un uomo qualunque. Una merda qualunque.

E ce ne avvediamo scrutando la sua debolezza. Deridendola. Dopotutto sono le debolezze a individualizzare le persone, sono le debolezze a fare gli uomini. E la debolezza dello Zio, uno sciocco show alla televisione, lo rende quel che è. Un uomo qualunque. Come tutti i camorristi. Ridicolo.

Viola Scotto di Santolo

Viola Scotto di Santolo, classe 1991, nata a Napoli e laureata in Scienze della Comunicazione. Redattrice per il giornale online ‘Epress – Libera Informazione Flegrea’, ha collaborato con il quotidiano ‘Il Roma’ nella sezione Cultura. Iscritta, attualmente, al Corso di Laurea Magistrale in Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica presso l’Università Federico II di Napoli, gestisce un blog sul web. A Dicembre 2015 ha pubblicato, per Edizioni Eracle, il suo romanzo d’esordio, Il verso della rana.

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