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La buona cucina, il buon vino, il bel canto, l’alta moda… la mafia.
Sì, la mafia.
All’estero l’Italia è riconosciuta e rinomata anche per la mafia.
Rinomata (non additata!) perché in qualche capitale europea e in qualche città nel mondo MAFIA è diventato un brand molto remunerativo.
Pizza mafia, mafia sauce, panino falcone.
Una “celebrazione” del nostro Paese vergognosa.
Un nome di richiamo per chi vuole sperimentare la buona cucina italiana. Un nome, una garanzia di riconoscibilità e di qualità.
A nessuno pare sia venuto in mente di bloccare questo scempio, nessuno Stato ha preso posizione contro il marchio più assurdo d’Italia, se non l’Italia stessa con vari tentativi di farsi ascoltare.
Qualche giorno fa, la confagricoltura ha fatto la “voce grossa” sul punto, ma chissà se servirà a qualcosa.
Il vero problema è l’ignoranza.
All’estero le mafie sono praticamente sconosciute, ignorate, sottovalutate; quand’anche considerate un male, un male solo italiano.
A sentire i ristoratori del “mafia brand”, si scoprono le teorie più strampalate. Funziona molto la spiegazione che la vecchia mafia non è cattiva, ma onorevole.
Ragionamenti superati in casa nostra da oltre vent’anni sostengono la più grande manipolazione mediatica in tema di criminalità organizzata: il male diventa bene e la morte diventa vita in una grande confusione, pericolosa compagna del cattivo gusto e del malaffare.

Simona Melorio

  1. ‘COLDIRETTI DICHIARA GUERRA AL “BRAND” MAFIE SULLE TAVOLE’ DA ‘IL SOLE 24 ORE’
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