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Scafati, Grumo Nevano, Palermo, Reggio Calabria, Cosenza, Genova. Sono le città in cui si sono stati eseguiti gli ultimi arresti per il reato di estorsione. Storie e vicende diverse riconducibili tutte alla richiesta indebita di denaro accompagnata dall’uso di forza e violenza. Curioso il caso di Palermo dove un 45enne, scrive il ‘Giornale di Sicilia’, ha minacciato e usato violenza contro un frate per avere i soldi. “Le pressioni – scrivono sull’edizione di Palermo – sarebbero iniziate lo scorso novembre quando l’uomo si è presentato in parrocchia con una richiesta di sostegno economico, perché disoccupato e con gravi difficoltà economiche. Il frate sarebbe stato costretto a sporgere denuncia”.
Nonostante i numerosi arresti, l’allarme è continuo in tutto il Paese.
Sono diverse le forme in cui si manifesta il reato di estorsione: quella delle minacce è la parte più evidente, che si verifica quando, quasi al culmine della disperazione, il malcapitato inizia a manifestare tentennamenti sulla sua capacità o volontà di rispondere alla richieste estorsive.
La sensibilità sul tema oggi – insieme a una maggiore attenzione delle Istituzioni e degli organi preposti alla repressione – fa sì che non solo si sappia di più di tale reato ma che ci siano diversi modi per contrastarlo.
Uno di questi è sicuramente la denuncia. Un atto non scontato e nemmeno facile da gestire, soprattutto se l’estorsore palesa una capacità di violenza molto elevata.
A sostenere le vittime di estorsione durante l’iter della denuncia – ma anche prima e dopo – sono le associazioni antiracket, tra cui la FAI.
È l’atto formale della denuncia ad avviare una indagine che permette, con le prove adeguate, di individuare i responsabili.
Oggi il reato è punito severamente a partire dai cinque anni di carcere fino ai dieci, come sancito dall’articolo 629 del codice penale.
Dunque, denunce da parte delle vittime. Ma serve anche altro: la consapevolezza dei cittadini-consumatori, anzi la loro volontà di aiutare i commercianti che non pagano il “pizzo”, di evitare acquisti presso attività “ambigue” e di essere attenti ai propri acquisti.
Solo così toglieremo soldi alle mafie, e non solo.

Alessandro Bottone

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