Nel 1983 Giorgio Chinnici traduce in termini quantitativi il concetto di omertà come “grado di difficoltà determinato dall’ambiente per le forze dell’ordine nel venire a conoscenza di fatti delittuosi”.
Come “indicatore di omertà” prende in considerazione le percentuali di autori noti di reato, rilevando che tra il 1971e il 1975 in Sicilia le forze dell’ordine hanno individuato percentuali di autori noti maggiori rispetto all’intero territorio nazionale.
Non c’è dunque maggiore difficoltà delle forze dell’ordine a perseguire i rei al sud rispetto che al nord.
Questi dati sono confermati anche da indagini Istat del 2010: a fronte di una media italiana di autori di reato scoperti del 18,6%, gli autori scoperti al sud sono il 22 ,7% contro il 16 ,7 al nord.
L’omertà allora, come ricorda Isaia Sales, è solo una mistificazione.
A sud non c’è più silenzio che a nord.
Il silenzio a sud dipende da una valutazione di costi e benefici, non è frutto di un particolare tratto culturale, ma della storia di un popolo. Omertà non  è condivisione di valori mafiosi ma paura.  Quando denunciare è pericoloso per la propria incolumità, si decide di non farlo per paura. Le mafie fanno paura per la loro capacità di vendetta, spaventano quando non c’è certezza del diritto ma  solo certezza di una violenza brutale quello delle organizzazioni criminali.
Oggi le associazioni antiracket sono la dimostrazione della capacità di denuncia delle popolazioni del sud. Nascono al sud per il sud e danno risultati tangibili della lotta alle mafie.
Non chiamiamo omertà quello che è solo una paura oggi arginata da associazioni nuove e leggi efficaci.

Simona Melorio

Per approfondire:
Giorgio Chinnici: “L’omertà nella società urbano-capitalistica”
Isaia Sales: “Storia dell’Italia mafiosa”

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