Tag

, , , ,

Per anni abbiamo sopportato che nel suo salotto si accomodassero anche assassini,  criminali dichiarati e  altri nascosti dietro i colletti bianchi. E lo abbiamo seguito, altrimenti il suo programma non sarebbe ancora in piedi.

Conoscere il male, avvicinarsi ad esso, guardarlo da vicino nelle sue pieghe più remote è da sempre una volontà dell’uomo che ha bisogno di sicurezza. Per sentirsi sicuri bisogna conoscere il male e sapere che è qualcosa di molto lontano, di diverso da quello che ci sta immediatamente intorno.
E così ieri sera un milione di persone dopo le 23 ha seguito l’intervista del figlio dei capi dei capi. Un documento giornalistico che non ha avuto nulla di celebrativo. Il padrone di casa anzi lo ha più volte incalzato su le responsabilità del padre e delle mafie in generale. 
Il mafioso non ha affatto “guadagnato punti”. Non ha fatto simpatia e non ha neppure suscitato quella ammirazione che a volte uomini potenti, nel bene e nel male, possono suscitare. Niente di scandaloso, dunque. 
Certo, fa riflettere che possa continuare a guadagnare, dopo averlo fatto con
ogni genere di reato, grazie al suo libro. In effetti non ci sarebbe nulla di male ad acquistarlo, se i soldi andassero in beneficenza.
Stando così le cose, invece, acquistarlo significherebbe finanziarlo.
Ma, al di là di ogni polemica, è servita questa intervista? Beh, forse qualcosa in più sulle mafie i non addetti ai lavori ora sanno.
Quell’uomo sa parlare in italiano. Studia economia all’università. È ipocrita e reticente. È disarmante per la normalità con cui racconta la sua vita. Condivide i non valori mafiosi in cui è nato e cresciuto. Ama e rispetta il padre che considera come uomo a prescindere dalla sua caratura criminale e dalla sua bestiale violenza.
Gli farebbe troppo male ammettere la verità? Condivide in pieno l’operato del capo dei capi? Dice che la mafia è tutto e niente. Droga e omicidi non sono appannaggio esclusivo di essa. Fa due espressioni diverse: tira su col naso quando vede le immagini delle stragi di Capaci e di via D’Amelio, muove la bocca quando vede il padre in carcere. Come interpretare questi segni del corpo? Di certo le diverse immagini suscitano in lui sentimenti diversi. Quali? Non possiamo saperlo con certezza matematica. Come non possiamo sapere quanto di vero ci sia nelle sue parole.
Di certo ora abbiamo un elemento nuovo per riflettere: i mafiosi possono avere anche una faccia perbene e una voce normale. La faccia e la voce di criminali tanto incalliti sono normali.
Vespa ce lo ha dimostrato.

Simona Melorio

Annunci