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Titolo: French Connection
Regia: Cédric Jimenez
Sceneggiatura: Audrey Diwan, Cédric Jimenez
Anno: 2014
Paese di produzione: Francia
Genere: Poliziesco, drammatico

locandina«Un regolamento di conti a opera della mafia marsigliese».
Inizia così il film di Cédric Jimenez.
Anni ’70.
Marsiglia.
Il traffico di eroina.
Due uomini.
Due storie antitetiche, due percorsi paralleli che si susseguono sullo sfondo macabro della mafia, del racket, degli stupefacenti, della gioventù bruciata, della morte distruttiva, velenosa, ingiustificabile.
Pierre Michel (interpretato da Jean Dujardin) è un giudice incorruttibile, ostinato a tal punto da crollare nella persecuzione, nel ricordo di quel passato vizio del gioco che lo aveva reso schiavo. In qualità di giudice del tribunale di Metz, Pierre viene logorato dalla storia di una giovane tossicodipendente per poi essere trasferito a Marsiglia con l’obiettivo di contrastare le radici profonde del traffico di droga e di quella criminalità organizzata che miete vittime in ogni angolo del mondo.
Gaëtan “Tany” Zampa (interpretato da Gilles Lellouche) è, invece, il boss di origini napoletane della French Connection, quella rete mafiosa di gangster corso-marsigliesi che, a partire dagli anni ’40, ha tirato le fila del business della droga, da Marsiglia fino al Nord America.
La storia vera e terribile del “Falcone marsigliese” – come molti lo hanno definito – che ha tentato di indagare sul traffico franco-italiano di stupefacenti, con la collaborazione altresì dei magistrati Giovanni Barrile, Giusto Sciacchitano e Giovanni Falcone.
Vittorie e sconfitte si alternano, si incrociano e si scontrano in un articolato gioco a incastri che non lascia spazio alla prevedibilità, per quanto il destino di quell’uomo sembri piuttosto amaramente prevedibile.
«La vera forza di un intoccabile è il silenzio che impone agli altri». C’è la minaccia della violenza. C’è il silenzio degli innocenti e dei non-innocenti. C’è una mafia che terrorizza, intima, provoca.
«Dalle parti di Napoli – io sono di Napoli, lo sai – beh, da quelle parti c’è una tradizione un po’ particolare: quando un padre scopriva che il figlio beveva, gli faceva scolare una bottiglia intera di grappa [..] Cinque o sei ore di coma [..], ma era certo che non avrebbe mai più bevuto», spiega il boss Zampa a uno dei suoi collaboratori negligente.
Impressiona la somiglianza estetica dei due attori protagonisti, che confonde e turba lo spettatore, in contrasto con la psicologia perversa di due uomini che si incontrano e si scontrano in un continuo duello: eroi funesti e drammatici di due mondi alla deriva.
La giustizia sembra aver imboccato la strada giusta per uscirne vincente, ma la mafia non ha scrupoli. La mafia non si arrende. La mafia cuce le labbra. La mafia uccide.
Un film che logora al sol pensiero dello strascico di sangue che porta con sé.
Un film di denuncia.
Un film che non vuole arrendersi. Non vuole arrendersi. E non si arrende.

Rita Annunziata

Per approfondire:

Pierre Michel: il “Falcone francese”. Su Cinquecolonne.it.

La recensione a cura di Mymovies.

La critica a cura del portale ‘TrovaCinema’ di Repubblica.it.

Rita Annunziata, laureata in Scienze della Comunicazione. Redattrice per il giornale online Nationalcorner.it (2014) e per Metronapoli.it (2015), frequenta attualmente un corso di Laurea Magistrale in Politiche europee e internazionali presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Dopo un periodo di studi presso l’Università Pontificia Giovanni Paolo II di Cracovia, ha frequentato un corso di Introduction to Journalism dell’Università di Strathclyde (Glasgow). Fotografa e videomaker, gestisce altresì un blog sulla piattaforma Style.it, sito ufficiale dell’editore di Vogue, Glamour e Vanity Fair.

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