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“Corruzione: 20 arresti e 135 indagati in operazione Polizia”, scrive l’Ansa diffondendo le prime notizie sul fermo di numerose persone “accusate di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, falso in atto pubblico, sostituzione di persona, accesso abusivo a sistema informatico pubblico e frode informatica ai danni dello Stato”. Solo nelle prossime ore conosceremo i dettagli di quest’ultimo caso (curato dalla Polizia di Stato di Frosinone insieme alle questure di Roma, Napoli, Caserta e L’Aquila) e capiremo quanti danni ha procurato allo Stato questo sistema di corruttele che avrebbe favorito molti, avrebbe fatto guadagnare alcuni e sicuramente danneggiato tanti. Elementi che, purtroppo, ritroviamo in centinaia di altri casi in tutta la penisola e su cui forze dell’ordine e magistratura lavorano con mille difficoltà. Al di là del caso sopracitato bisogna sempre capire se il singolo evento corruttivo sia isolato o da ricondurre a un sistema più grande e complicato che andrebbe a coinvolgere anche figure di un certo livello. Sostenere che anche i rappresentanti delle istituzioni, soprattutto a livello locale, siano “inciampati” nel gravissimo reato della corruzione non significa screditare lo Stato e i suoi organi, ma fare il primo passo per capire che ci sono persone che stanno favorendo i propri interessi, alimentando un sistema di illegalità che contrasta ogni principio di uno Stato “sano”. Il coinvolgimento, stando ai casi della cronaca nazionale, riguarda non solo esponenti nella politica ma anche della macchina amministrativa: è proprio questa ad essere maggiormente esposta al rischio della corruzione perché è quella che prende decisioni essenziali nello svolgimento di tutta una serie di attività. Soprattutto bisogna capire se un singolo caso sia stato preceduto o seguito da altri: comprendere, cioè, se l’azione sia stata continua nel tempo e quanto sia stata pervasiva rispetto al numero e alla “posizione” delle persone coinvolte. E se da un lato restiamo convinti dell’enorme differenza tra corruzione e criminalità mafiosa – per ciascuno metodi e finalità diversi – dobbiamo sicuramente convenire sul fatto che la prima potrebbe favorire la seconda. Possiamo dire, quindi, che la corruzione è lo strumento utilizzato dai mafiosi per poter favorire i propri interessi, quasi sempre di natura meramente economica. La corruzione, ad esempio, permette loro di riciclare denaro sporco e di pagare “commissioni” che, invece, la legge non permette. Corruzione e mafiosi hanno un comune denominatore chiamato violenza. Non sempre dove c’è corruzione c’è mafia ma potenzialmente questo reato potrebbe aprire la strada ai sodalizi mafiosi per creare quelle relazioni di cui hanno tanto bisogno.

Alessandro Bottone

1. ‘CORRUZIONE, 20 ARRESTI E 135 INDAGATI IN OPERAZIONE DI POLIZIA’ DA ‘ANSA’
2. ‘ANAC, SITO UFFICIALE DELL’AUTORITÀ ANTICORRUZIONE’
3. ‘COS’É LA CORRUZIONE’

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