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Napoli, la terza città d’Italia, vive nelle ultime settimane un clima di tensione. Alcuni lo definiscono terrore ma forse dimenticano il passato, quel buio delle faide con un morto al giorno. La camorra è crudele e proprio in questi giorni sta mostrando la sua faccia più vile, la violenza. Diversi i morti ammazzati in strada come è accaduto alla Sanità o a Miano, rispettivamente nel cuore e nella periferia del capoluogo campano. Quasi tutti appartenenti a clan camorristici della zona. Parliamo di sodalizi criminali che fanno affari principalmente attraverso il mercato della droga e grazie a una serie di attività illecite, come il contrabbando di sigarette, le estorsioni, l’usura fino ad arrivare alla contraffazione di merce e banconote. E non di rado provano a infilarsi nei meccanismi istituzionali, soprattutto se guardiamo all’hinterland partenopeo e a contesti in cui i ragionamenti clientelari sono stati ormai accertati da tempo. Torniamo, però, agli omicidi. Tenere il conto è difficile. Di certo sappiamo che i morti ammazzati restano, per cittadini e istituzioni, l’unico campanello d’allarme che fa scalpore. Il tutto viene ridotto a un problema di ordine pubblico, di sicurezza personale e collettiva che riguarda, in extremis, solo le forze dell’ordine. Difatti i cittadini esternano la loro preoccupazione solo dopo fatti di sangue per poi dimenticare l’esistenza della camorra qualche giorno dopo quei “colpi”. È fisiologico per una città come Napoli in cui gli omicidi, in realtà, non si sono mai fermati. Una città in cui la magistratura sta lavorando sodo e in piena sinergia con gli inquirenti: arresti e condanne non mancano. Cosa manca, allora? Una risposta viene da Franco Roberti, Procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo, che in una intervista a ‘Il Mattino’ ha dichiarato: «La camorra non è solo un problema di ordine pubblico ma una grande, irrisolta questione di carattere sociale e politico. Se non si capisce questo, e non si affronta quindi la partita in maniera globale, questo cancro non sarà estirpato. Perché di cancro si tratta, un cancro metastatizzato che a Napoli e nell’area metropolitana è cresciuto alimentandosi di una cultura dell’illegalità molto diffusa anche nella società civile e nelle classi dirigenti. La camorra, checché ne dicano i rappresentanti della politica e delle istituzioni, non è un’emergenza ma una componente permanente della città, del territorio». Nell’intervista di Marilicia Salvia il Procuratore parla anche di “impunità” legata al fenomeno dei «giovanissimi killer che non temono la giustizia, non temono il carcere, e molti di loro neanche la morte. In loro è totalmente assente la consapevolezza del valore della vita propria e altrui». Lo Stato ha risposto inviando i militari nelle zone più sensibili. Il Premier Renzi, invece, ha promesso di aprire le scuole nel pomeriggio nei quartieri più difficili così come hanno chiesto i cittadini scesi in strada in questi ultimi mesi. Consapevolezza e paura del problema sembrano convivere. Ma non parlate più di omertà dei cittadini: è una barzelletta che non ha più legittimazione. Ora servono progetti concreti per evitare altri “baby boss” e per evitare che i vuoti di morti e arresti vengano riempiti con carne fresca.

Alessandro Bottone

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