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Nascere e morire… le uniche certezze della vita. È  il ciclo della vita. È  naturale. È  così che accade da quando è nato il mondo.
Eppure perdere qualcuno può esser un’esperienza dilaniante. La mancanza del proprio caro distrugge. Lo amiamo   ma qualcosa continua a sfuggirci.
È  come se improvvisamente non ricordassimo più  il colore degli occhi, oppure quel particolare neo… (era a sinistra o a destra?) Si resta spaesati, ci si sente in colpa… forse non lo amiamo abbastanza? Non lo amiamo più?
Mentre ci si tormenta così, torna in mente e nel cuore un particolare, un episodio e poi ci si guarda intorno e si sente la sua presenza nelle cose che ha fatto, in quel pezzo di carta su cui ha scritto, in quel martello di legno costruito con tanto amore, in quel vestito tanto usato.
È lì nelle cose che ha fatto, sono quelli gli elementi tangibili che ci dicono che lui c’è stato e c’è ancora, è con noi.  Ognuno nel suo piccolo lascia qualcosa a chi lo conosce. Ci sono persone che lasciano qualcosa anche a chi non le ha mai conosciute.
Pio La Torre non so com’era fisicamente, non so se era un tipo simpatico, non lo conosco. Eppure è in ogni mio discorso da quando, pochi mesi dopo la sua morte, dopo il suo assassinio del 30 aprile 1982, è stato approvato il suo progetto di legge ed è nato il 416 bis, l’articolo del nostro codice penale più efficace contro le mafie, l’articolo che tra l’altro prevede la confisca dei beni ai mafiosi. Una legge, la Rognoni La Torre,  che è passata alla storia. Un uomo, Pio La Torre, che vive nella sua legge, che vive nelle nostre case, che è morto per mano di chi oggi è condannato e punito proprio grazie a lui.

Simona Melorio

1. IL PROFILO DI PIO LA TORRE SU ‘WIKIPEDIA’
2. TRENTAQUATTRO ANNI FA L’OMICIDIO DI PIO LA TORRE DA ‘RAI NEWS’

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