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Titolo: Terapia e pallottole
Titolo originale: Analyze this
Regia:
 Harold Ramis
Soggetto: Peter Tolan, Kenneth Lonergan
Anno: 1999
Paese di produzione: Stati Uniti d’America, Australia
Genere: commedia


pillFlashback. Gira la pellicola, torna indietro, recupera frammenti, riprende la storia di un boss e della sua deriva interiore, raccogliendo i cocci del suo animo travagliato attraverso la vena comica.

Dopo aver visto “Un boss sotto stress”, sequel di “Terapia e pallottole”, tornare alle origini della relazione tra Paul Vitty (interpretato da Robert De Niro) e lo psicoterapeuta Ben Sobel (interpretato da Billy Crystal), contribuisce a ricostruire la tela di una storia che fa sorridere per la sua leggerezza, a partire dall’espressione teatrale estremamente caricaturale di De Niro e le sue lacrime improvvise.

Dopo aver deciso di convocare una riunione della Cupola per discutere le problematiche del pentitismo e della criminalità russa e cinese, e dopo il tetro tentativo di assassinio da parte di alcuni sicari – probabilmente inviati dal boss Primo Sindone (interpretato da Lucio Saccone) – Paul sprofonda in terribili crisi di panico, che finiranno per condizionare la sua stessa credibilità all’interno dell’organizzazione. È così che, appoggiato dalla sua comica guardia del corpo Jelly (interpretato da Glauco Onorato), il boss si affiderà alle cure dell’analista Sobel – «lo psichico», come lo definirebbe Jelly – finendo per seguirlo ovunque nel disperato tentativo di guarire dalla sua ipocondria.

Una mafia che ripone in un angolo la sua ferocità per trasformarsi in una sceneggiata napoletana. Tutti i criminali sono ritratti con ilarità, perdono la loro credibilità, diventano delle maschere comiche che nascondono ferocie. L’ignoranza è la strada maestra, costeggiata in ogni singola scena in cui venga ritratta la criminalità organizzata (basti pensare alla sequenza in cui il boss Primo chiede a un suo sottoposto di cercare sul dizionario il significato della parola «transfert», dopo una conversazione con Vitty).

Non mancano gli stereotipi, estremizzati ai limiti del possibile ma adatti alla pellicola, come il caso della sparatoria nel ristorante Little Italy o il funerale mafioso, caratterizzato dall’eccesso di saluti, abbracci e condoglianze anche tra persone sconosciute.

Sulla strada verso la guarigione, perfino il timoroso psicoterapeuta finirà per affezionarsi a un uomo che sembra nascondere la possibilità del cambiamento in un cuore generoso, un gioco d’illusione che aprirà il sipario al suo sequel.

«Qua sta cambiando tutto e noi dobbiamo cambiare coi tempi», affermerà Jelly.

Cambia la mafia, cambiano i rapporti, cambia un uomo. E fa sorridere.

Rita Annunziata

Rita Annunziata, laureata in Scienze della Comunicazione. Redattrice per il giornale online Nationalcorner.it (2014) e per Metronapoli.it (2015), frequenta attualmente un corso di Laurea Magistrale in Politiche europee e internazionali presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Dopo un periodo di studi presso l’Università Pontificia Giovanni Paolo II di Cracovia, ha frequentato un corso di Introduction to Journalism dell’Università di Strathclyde (Glasgow). Fotografa e videomaker, gestisce altresì un blog sulla piattaforma Style.it, sito ufficiale dell’editore di Vogue, Glamour e Vanity Fair.

 

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