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Titolo: Anime nere 
Regia:
Francesco Munzi 
Sceneggiatura: Francesco Munzi, Fabrizio Ruggirello, Maurizio Braucci, con la collaborazione di Gioacchino Criaco
Anno: 2014
Paese di produzione: Italia, Francia
Genere: drammatico, poliziesco 


Tre fratelli. Tre mafiosi. Tre ideali diversi, tre scelte diverse, tre vite diverse, che si allontanano e poi si avvicinano verso l’autodistruzione.
Luigi (interpretato da Marco Leonardi) è un trafficante di droga, continuamente in giro per l’Europa a stringere patti commerciali con i cartelli sudamericani, dall’animo sprofondato nel baratro della malavita. Rocco (interpretato da Peppino Mazzotta) cerca di costruirsi una vita alternativa a Milano insieme alla moglie Valeria (interpretata da Barbara Bobulova) e la loro unica figlia, ma in realtà la sua fortuna di imprenditore in campo immobiliare deriva nient’altro che dal denaro sporco della mafia. Luciano (interpretato da Fabrizio Ferracane) è un padre distrutto e pieno di rancore, il cui unico desiderio è quello di allontanarsi dal giro della criminalità organizzata. Un padre, la cui unica profonda missione è quella di salvare il figlio Leo (interpretato da Giuseppe Fumo) dalla strada che aveva portato tutta la sua famiglia sul baratro del delirio, ma non ci riesce, non può, perché l’ideologia mafiosa scorre nelle sue vene, incastrata tra i denti impudenti e gli occhi scuri in cui sembra scorrere un coraggio liquido irragionevole.
Anima nera. Anima senza speranza, senza futuro, senza via di salvezza.
Dopo aver distrutto la saracinesca di un bar protetto da una dei clan più potenti della ‘ndrangheta per una mera ed effimera vendetta, Leo finirà per scatenare una faida tra famiglie dalla quale nessuno avrà possibilità di scampo.
Cadono una ad una come pedine, gli affetti della famiglia di Luciano.
Muore il fratello più giovane, Luigi, sotto gli occhi di un popolo che non vuol vedere e chiude le finestre prima degli spari, come se già fosse a conoscenza del suo triste destino, preparandosi a un’omertà dura da digerire.
“E voi signora, non avete niente da dire?”, domanderanno i carabinieri a Rosa, la madre dei tre fratelli (interpretata da Aurora Quattrocchi). Ma non risponde, non parla, si chiude nel suo silenzio doloroso, sputando al loro passaggio, sputando su di una giustizia che non è giustizia, la “loro” giustizia.
In un continuo gioco di contrapposizioni, il regista Francesco Munzi ha chiuso tutte le porte della redenzione per una famiglia senza alcun destino, mentre l’urlo sommesso di Valeria di porre fine a tanto sfacelo resterà solo un’eco distruttivo in un finale segnato e rassegnato.

Rita Annunziata

  1. LA SCHEDA DEL FILM SU ‘MY MOVIES’

Rita Annunziata, laureata in Scienze della Comunicazione. Redattrice per il giornale online Nationalcorner.it (2014) e per Metronapoli.it (2015), frequenta attualmente un corso di Laurea Magistrale in Politiche europee e internazionali presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Dopo un periodo di studi presso l’Università Pontificia Giovanni Paolo II di Cracovia, ha frequentato un corso di Introduction to Journalism dell’Università di Strathclyde (Glasgow). Fotografa e videomaker, gestisce altresì un blog sulla piattaforma Style.it, sito ufficiale dell’editore di Vogue, Glamour e Vanity Fair.

 

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