Tag

, , , , ,


Titolo: Boris Giuliano
Regia: Ricky Tognazzi
Produzione: Rai Fiction e Ocean Productions
Anno: 2016
Paese:
Italia
Genere: biografico


Ognuno dà un senso alla sua vita. Ognuno prova a vedersi proprio come vorrebbe. Non tutti però riescono anche ad essere quello che vorrebbero. Perché non tutti ne hanno l’opportunità. Per sorte. Per mancanza di attitudine. Per chissà quale ragione.
Giorgio Giuliano ci è riuscito.
Un uomo determinato che ha saputo seguire le sue aspirazioni e ha avuto la possibilità di farlo. Sceglie di entrare in polizia. Sceglie di lavorare in Sicilia. Sceglie Palermo e sceglie di occuparsi di mafia.
Ha le idee chiare Giorgio,  è convinto che per combattere la mafia bisogna conoscerla. Organizza una squadra che si occupa esclusivamente di questo.  Chiede dialogo tra le forze di sicurezza, chiede dialogo con i giornalisti.  Chiede collaborazione. Una organizzazione criminale si distrugge con una solida organizzazione. E Boris, secondo nome di Giorgio, quasi un nome di battaglia, inizia a venire a capo di  molte cose.
Nel film, che descrive molto bene il clima di tensione tra stato e mafia negli anni 70, sembra che non ci sia abbastanza tempo per raccontare tutto. Ci sono le vittime. Ci sono i reati. Ci sono i rei.
Si affastellano appalti truccati, traffico di droga,  corruzione, minacce, omicidi.
C’è il “tavolino” tra mafia e colletti bianchi. C’è la commissione mafiosa che decide della vita e della morte. C’è la collaborazione tra i criminali siciliani e quelli marsigliesi per la droga.
I nomi si intrecciano: Bagarella, Badalamenti, Liggio, Riina, Sindona, Salvo, Andreotti. Una storia da mal di testa. La storia delle miserie dell’Italia, dell’Italia mafiosa. Anche il più esperto di quei fatti rischia di perdersi tra le indagini più disparate e le persone, almeno apparentemente, più diverse.
Un film ben riuscito che testimonia tutta la crudeltà di un periodo buio della nostra storia, illuminata per fortuna da figure come Boris cui tutta la successiva antimafia si ispira. Un uomo coraggioso, non una vittima. Ucciso ma ancora vivo per il suo modo “rivoluzionario ” di combattere la mafia, per il suo entusiasmo e la sua determinazione. Un eroe senza spada e senza elmo ma con tante idee.

Simona Melorio

Simona Melorio, dottore di ricerca in Criminologia. Ha scritto, tra l’altro, per edizioni Labrys Cultura di camorra (2010) e Anticamorrra silente. Dalla repressione alle Peer Courts(2012); per il vol. 3 dell’Atlante delle mafie,  Da Terra di lavoro a Terra dei fuochi: evoluzione criminale di un clan “sconosciuto”; per Limes, Rivista di geopolitica, Ottobre 2014, Politici ed imprenditori, radiografia della camorra casalese; per gli Annali dell’Università degli studi del Molise, 15/2013, Il cliché bio-antropologico e pauperistico nello studio dell’eziologia delle camorre.L’esempio dei “sistemi” casalesi; per Narcomafie, Novembre 2014, L’importanza di dialogare sulle mafie

Annunci