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Cosa sono le mafie? Abbiamo una adeguata conoscenza di esse? Bisognerebbe partire da queste due semplici domande per affrontare una questione di non poco conto. Ovvero quella che riguarda lo studio dei fenomeni mafiosi, e criminali in generale, nelle nostre scuole, dal nord al sud dell’Italia. Siamo in tanti a sostenere che l’annientamento dei sodalizi mafiosi si raggiunge anche grazie alla conoscenza e, dunque, rendendo consapevoli rappresentanti delle istituzioni e cittadini su questi fenomeni. E quale miglior modo per parlare agli adulti di domani se non quello di rivolgersi ai giovanissimi che oggi vivono sei giorni su sette tra i banchi di scuola? Bisognerebbe partire proprio da una disciplina specifica inserita nella didattica ordinaria di tutte le scuole superiori, dal liceo al professionale fino al tecnico e alla ragioneria. Ormai è sempre più necessario che lo studio della storia delle mafie – delle loro trasformazioni, delle loro tragedie, della crudeltà infinita, del legame con politici e imprenditori corrotti – venga “istituzionalizzato”, cioè inserito nei programmi ministeriali e affidato a persone competenti e capaci di parlare di tematiche delicate sulle quali notiamo sempre più diffidenza e confusione. Allora crediamo che un giovane del quinto superiore oltre a conoscere la chimica, la geografia astronomica, la vita e le opere di Leopardi, le derivate e le funzioni, debba sapere cosa significa ‘mafie’ e distinguere il fenomeno in modo netto da tutti gli altri. Capire perché e come nasce una organizzazione camorristica, ndranghetista o mafiosa in senso stretto. Ma anche e soprattutto analizzare le origini che affondano alla fine del ‘700 e non nella lontana preistoria come in molti sostengono. In termini tecnici possiamo dire che è utile razionalizzare la conoscenza di un pezzo di storia del nostro Paese che non può essere slegato da tutto il resto in quanto determinante nel contesto, soprattutto in quello meridionale. Sarebbe altrettanto entusiasmante se queste discipline, inoltre, potessero essere esaurite anche in modo non “tradizionale”. La classica lezione frontale potrebbe lasciare spazio alla visione di film o alla lettura collettiva di libri dedicati ai temi, per dirne una. Sappiamo che la letteratura sulle mafie è vastissima. Così come sono migliaia le persone impegnate nell’antimafia che potrebbero apportare un contributo di non poco conto a questa nuova “materia” che possiamo definire semplicemente: “Storia delle mafie”. Oggi, a quanto pare, lo studio è riservato solo a pochi studenti universitari che affrontano le tematiche con non poco imbarazzo provenendo da una scuola che ha fornito loro poco o nulla sull’argomento. E spesso anche in modo confusionario e scorretto. Ripartiamo dalla scuola e iniziamo a capire che gli studenti saranno il vero motore del cambiamento solo se adeguatamente informati sui fatti.

Alessandro Bottone

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