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Titolo: Amore estremo – Tough love 
Regia:
Martin Brest
Sceneggiatura: Martin Brest 
Anno: 2003
Paese di produzione: Stati Uniti d’America
Genere: commedia, sentimentale


Larry Gigli (interpretato da Ben Affleck) è un criminale megalomane ma infelice. Incaricato dal suo capo Stanley (interpretato da Christopher Walken) di prendere in ostaggio il figlio disabile di un noto procuratore federale – con il tentativo di tirare le fila del processo che aveva finito per coinvolgere il potente boss mafioso Starkman (interpretato da Al Pacino) – viene affiancato nella missione da una killer bisessuale dall’identità sconosciuta sotto il falso nome di Ricky (interpretata da Jennifer Lopez).

Quello che può sembrare un confusionario intreccio di storie inconciliabili, è stato trasportato sullo schermo dal regista Martin Brest giocando proprio sui contrasti esasperati, in una commedia che è stata aspramente giudicata dalla critica mondiale.

Sarebbe opportuno allora nascondere per un attimo in un angolo le vicissitudini melodrammatiche dell’attrazione fatale del criminale per la sua compagna di avventura, per concentrarci sul modo in cui venga rappresentata la mafia in questo contesto, sul ruolo che svolge e sulle emozioni che cambia.

Giocando su un’interpretazione che fa sorridere, anche se con il cuore sprofondato nella tristezza, di Justin Bartha (interprete del ragazzo disabile Brian), Martin Brest cerca di mostrare il cambiamento etico di due giovani che finiscono per affezionarsi, amare e prendersi cura di quella che doveva essere unicamente la loro vittima e, sulla scia di tale innamoramento, decidono di contrapporsi alla mafia e di mettere un punto a un passato di errori che li tormenta. Una mafia che in realtà fa soltanto da sfondo, silenziosa, riprendendo un posto d’onore solo grazie alla breve comparsa di Al Pacino e al suo sguardo gelido di chi non perdona.

“Ma che pensavate che fossimo nella Little Italy? Svegliatevi. Siamo nel XXI secolo”, affermerà il mafioso quando scoprirà ciò che il suo subalterno Stanley aveva costruito nel tentativo vano e disastroso di aiutarlo.

Dopo essere stati incaricati di tagliare un dito al giovane Brian per inviarlo al padre, i due criminali redenti cercheranno di ingannare tutti tagliando un dito a un cadavere rinvenuto nell’ospedale, mostrando così la loro poco credibile ingenuità.

Insomma, la mafia prende in giro la mafia, sulla scia di cliché che non aiutano un film destinato ad essere ricondotto a una classica “commedia all’americana”.

Rita Annunziata

  1. LA SCHEDA DEL FILM SU ‘MY MOVIES’
  2. LA RECENSIONE A CURA DI ‘FILM UPì

Rita Annunziata, laureata in Scienze della Comunicazione. Redattrice per il giornale online Nationalcorner.it (2014) e per Metronapoli.it (2015), frequenta attualmente un corso di Laurea Magistrale in Politiche europee e internazionali presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Dopo un periodo di studi presso l’Università Pontificia Giovanni Paolo II di Cracovia, ha frequentato un corso di Introduction to Journalism dell’Università di Strathclyde (Glasgow). Fotografa e videomaker, gestisce altresì un blog sulla piattaforma Style.it, sito ufficiale dell’editore di Vogue, Glamour e Vanity Fair.

 

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