Tag

, , , , , , , ,

Capire come il cittadino percepisca il fenomeno camorristico non è cosa semplice. E siamo convinti che la percezione cambi, in città grandi e complesse come Napoli, da quartiere a quartiere. Partiamo da un elemento che potrebbe sembrare irrilevante: la camorra “offre lavoro” a tanti. Permette, ad esempio, di guadagnare con lo spaccio di droga, col contrabbando di sigarette; investe i soldi sporchi in attività commerciali intestate a terzi; realizza, inoltre, un welfare informale ma “sicuro”. Non ci scandalizziamo, dunque, se sosteniamo che in casi come questi colui che “usufruisce” direttamente dei servizi sarebbe pronto a sostenere il vantaggio dell’esistenza delle organizzazioni rispetto a uno Stato che non sempre è stato in grado di garantire sufficiente occupazione per la popolazione. E certamente dimenticherebbe le centinaia di omicidi commessi insieme a tanti altri delitti nel tempo utilizzando violenza e prepotenze. Alla parte opposta troviamo persone stufe di sopportare la camorra e che lottano attivamente affinché il fenomeno venga debellato dai propri territori: non si tratta solo degli uomini delle forze dell’ordine e della Magistratura ma anche di semplici cittadini o rappresentanti delle Istituzioni. Al centro tra queste due posizioni c’è una terza. Quella del cittadino “medio” che scopre la presenza della camorra a intermittenza. Solitamente sono i fatti di sangue di matrice mafiosa a far sollevare la sua indignazione, oltre che la paura e lo sconforto. È, difatti, la persona che di fronte a certe notizie resta sconcertata ma non ha ancora raggiunto una voglia di riscatto pienamente matura, pensando che questa sia qualcosa che spetta ad altri. Questa ampia fetta di persone è quella che pensa, ad esempio, che serie tv come ‘Gomorra’ infanghino la città più di quanto non abbiano fatto i veri sodalizi criminali. Sarà pur vero che, come dice Cantone nell’articolo scritto per ‘La Repubblica’, nella fiction manca la speranza – d’altronde Saviano l’ha sempre detto – ma è impossibile negare che esistano sul territorio napoletano e campano formazioni ancora più pericolose e crudeli di quelle raccontate. Se partiamo dall’asserzione che la stessa Gomorra è un prodotto tv – romanzato e inventato in molte delle sua parti – ciò potrebbe aiutarci nel capire che deve esistere una distanza critica dello spettatore che permetta di capire quanto ci stiamo allontanando dal vero. “Le persone che vedono Scarface – scrive Cantone su ‘La Repubblica’ – non credono che quello sia il volto di Miami e della Florida perché sanno che è un’opera inventata. Invece nel caso di Gomorra c’è un corto circuito tra i fatti raccontati nel libro attraverso la mediazione letteraria di Saviano e la creazione verosimile ma fantasiosa della serie tv”. Mai cosa più sensata. Per avere un’idea chiara del fenomeno non dovrebbero guardare la serie tv e scandalizzarsi ma analizzare i fatti e leggere fonti attendibili, come le relazioni degli inquirenti dalle quali emerge un quadro sempre più difficile, con vecchi e nuovi boss e una vocazione sempre più internazionale dei clan. Questo, probabilmente, basterebbe a cambiare la percezione del fenomeno.

Alessandro Bottone

1. “NAPOLI NON É SOLO GOMORRA”, RAFFAELE CANTONE SU ‘LA REPUBBLICA’

Annunci