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Passano sudati tra gli ombrelloni, ognuno con la propria frase di riconoscimento, col proprio carico, col proprio accento tutt’altro che italiano. Vendono qualunque cosa e chiudono un occhio se gli chiedi uno sconto. Vestono in modo diverso: dagli abiti larghi degli orientali che vendono gioielli, al moderno ricercato degli africani che vendono borse, orologi e maglie griffate, fino agli abiti trasandati di quelli che vendono costumi e i vestiti marini dei “coccari” tra le cui fila è possibile talvolta trovare qualche italiano.
Sono gli schiavi dell’estate, i venditori al sole, quelli per i quali ogni anno nascono polemiche.  I bagnanti li tollerano, c’è persino chi diventa cliente affezionato, consigliando il venditore ai compagni di spiaggia, ma c’è anche chi vuole fare pulizia, eliminando chi è espressione evidente di illegalità.
Cosa c’entra tutto questo con le mafie?
Esse come sempre governano l’illegalità anche quella dei venditori da spiaggia.
Impongono i prodotti, le zone da coprire, spesso prendono una percentuale molto alta sulla vendita ed esercitano un caporalato feroce ed  opportunista.
Se solo lo si sapesse, smetteremmo forse di fare qualche affarone  sotto l’ombrellone.

Simona Melorio

  1. NON SOLO VU’ CUMPRA’, DA ‘LO SPIFFERO’
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