Titolo: Nomi e cognomi
Regia: Sebastiano Rizzo
Anno: 2015
Paese di produzione: Italia
Genere: drammatico

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C’è chi tace, lasciando che il suo silenzio prendi le sembianze del «consenso sociale», e chi proprio non riesce a tacere, nonostante le minacce, i pericoli e la paura. “Deformazione professionale”, direbbe qualcuno, ma in realtà si tratta di qualcosa di più profondo, di un sentimento, di uno spirito interno di intolleranza, di stanchezza, di cambiamento. Quello stesso sentimento che ha animato le vite dei diversi giornalisti cui è stato dedicato il film, da Peppino Impastato a Giancarlo Siani.

Un giornalismo che non si arrende, impavido, ossessionato dalla ricerca della verità.

Un giornalismo di eroi, uomini coraggiosi che hanno sacrificato il proprio tempo, i propri giorni e la propria vita aggrappati a una chimera. Uomini che hanno fatto la storia e hanno contribuito a portare alla luce quello che troppo spesso viene celato: corruzione, omicidi, mafia.

Domenico Riva (interpretato da Enrico Lo Verso) sa che bisogna fare nomi e cognomi se si vuol far sentire davvero la propria voce.

La voce della penna e della carta.

La parola che sconfigge le armi e la forza.

Ne fa così la sua ideologia e la trasporta con sé da Milano a quel sud fin troppo dimenticato, dopo essere stato nominato direttore di uno dei principali quotidiani locali, “Il paese del sud”. Trascinato dalla ricerca insistente dei criminali coinvolti nella gestione di una discarica abusiva, Riva finisce per dimenticare la propria famiglia e andare incontro a politici corrotti che cercano in ogni modo di cucire le labbra a lui e ai suoi collaboratori.

Il regista Sebastiano Rizzo ha così costruito una storia dalla trama esile su un giornalismo eroico, ripercorrendo le orme già tracciate da Marco Risi in “Fortapasc” e “I cento passi”.

Non sorprende la regia e non sorprendono gli attori, forse costretti in un’interpretazione limitante, come se mancasse qualcosa, dimenticato nella fretta di raccontare una realtà così complessa.

Eppure, è il coraggio dei giovani giornalisti protagonisti del film che cattura lo spettatore, creando una nuvola di empatia che lo stringe a sé fino alla fine della pellicola. Giovani cui è stata data la possibilità di scegliere diverse volte se continuare a combattere o continuare a vivere, ma che hanno sempre scelto di resistere.

Il coraggio, quella forza trainante e invisibile che appartiene a pochi, si trasforma nella vera trainante e invisibile forza di un film che ti lascia con l’amaro sulle labbra e una domanda: finirà mai?

Rita Annunziata

  1. LA RECENSIONE SU ‘MYMOVIES’

Rita Annunziata, laureata in Scienze della Comunicazione. Redattrice per il giornale online Nationalcorner.it (2014) e per Metronapoli.it (2015), frequenta attualmente un corso di Laurea Magistrale in Politiche europee e internazionali presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Dopo un periodo di studi presso l’Università Pontificia Giovanni Paolo II di Cracovia, ha frequentato un corso di Introduction to Journalism dell’Università di Strathclyde (Glasgow). Fotografa e videomaker, gestisce altresì un blog sulla piattaforma Style.it, sito ufficiale dell’editore di Vogue, Glamour e Vanity Fair.

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