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Oggi Giancarlo Siani – il giornalista pubblicista de ‘Il Mattino’ di Napoli assassinato dalla camorra il 23 settembre del 1985 – avrebbe compiuto cinquantasette anni. Vicino, ma non troppo, alla pensione dopo una carriera che sarebbe stata sicuramente brillante. I suoi articoli di denuncia lo avevano fatto emergere e conoscere. Fu ucciso perché scrisse di camorra, di criminalità organizzata e di rapporti tra un boss dell’interland napoletano e la mafia siciliana.

“La decisione di ammazzarlo – si legge nella biografia sul sito web a lui dedicato – fu presa all’indomani della pubblicazione di un suo articolo relativo alle modalità con le quali i carabinieri erano riusciti ad arrestare Valentino Gionta, boss di Torre Annunziata: Siani spiegò che Gionta era diventato alleato del potente boss Lorenzo Nuvoletta, amico e referente in Campania della mafia vincente di Toto’ Riina.”

Sono passati trentuno anni dal suo omicidio. Le iniziative a Napoli sono sempre diverse. Per commemorare la sua figura, quest’anno, si sta realizzando un’opera di street art curata dall’Osservatorio sulla Creatività Urbana ‘INWARD’. Ieri sono partiti i lavori in via Vincenzo Romaniello a Napoli. La parete scelta è vicina all’abitazione in cui Giancarlo è nato e cresciuto e a pochi metri dal luogo in cui, il 23 settembre del 1985, pochi giorni dopo il suo 26esimo compleanno, fu assassinato. L’opera sarà realizzata dagli Orticanoodles, pseudonimo del duo Wally ed Alita, street artisti di fama internazionale. Partendo da diversi scatti fotografici che ritraggono Giancarlo si è progettato un murale che rivestirà la superficie per 38 metri lineari. Gli artisti utilizzano un particolare tipo di vernice: Airlite, una pittura naturale che attacca gli agenti inquinanti trasformandoli in minerali innocui riducendo, così, la concentrazione delle particelle di ossidi di azoto presenti nell’aria e favorendo la diminuzione dell’inquinamento atmosferico.

«Quel muretto lo ha visto passare chi sa quante volte Giancarlo, e chissà quante pallonate avrà ricevuto dalle nostre lunghe partite a pallone. Quel muretto ha visto anche i suoi killer aspettarlo per alcune ore e lo ha visto accasciarsi sul volante della Mehari. Quel muretto sa tutto ed ha visto tutto. Ed ora, dopo trentun anni, Giancarlo, attraverso il lavoro di due artisti, torna lì dove era cresciuto e dove è stato barbaramente ucciso dalla ferocia camorrista. E torna lì per la volontà di tanti ragazzi degli anni ’80 che conoscevano bene Giancarlo e che quella maledetta sera erano in quel palazzo e hanno sentito quei colpi di pistola spegnere la vita di un loro amico. Quei colpi sono rimasti nella loro testa e una cicatrice c’è nel loro cuore, che questo murales vuole provare a sanare. A chi in quegli anni non c’era e non ha mai conosciuto Giancarlo e passerà davanti a quel muretto, il volto sorridente di Giancarlo servirà come monito per far capire quanto la camorra sia bastarda. Abbiamo scelto di realizzare l’opera con una sottoscrizione popolare: sarebbe stato il modo che forse lui avrebbe scelto. A noi è sembrato quello giusto. Per cui, se vi va, aiutateci a far tornare per sempre Giancarlo lì dove ha vissuto i suoi 26 anni», Paolo Siani, fratello di Giancarlo e Presidente della Fondazione ‘Pol.i.s.’.

Alessandro Bottone

  1. Sul muro spunta il sorriso «green» di Giancarlo Siani, Il Mattino
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