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Il contrabbando è un’attività illecita considerata dai più come tollerabile.
Non spaventa.
Non genera allarme sociale.
È innocua e in alcuni luoghi assume un carattere di costume, di colore.
Napoli è passata alla storia con la splendida Sofia Loren che col suo “bancariello” vende sigarette di contrabbando ai passanti.
E i turisti non si può escludere che, oltre alla pizza e alla sfogliatella,  si aspettino di trovare anche le sigarette in strada.
Oggi il fenomeno è meno visibile, ma molto presente.
Si vendono sigarette che provengono dall’ est europeo e costano circa un euro in meno rispetto al costo normale. Questa ultima circostanza sicuramente non scoraggia i fumatori, anzi.
E d’altra parte, i contrabbandieri e i venditori di sigarette di contrabbando non rischiano molto, rischiano molto meno che con altri reati.
Ma facciamo davvero bene a non preoccuparci delle sigarette di contrabbando?
Deve questo impensierire soltanto i tabaccai per i mancati introiti, per la concorrenza sleale?
È davvero solo un problema di concorrenza sleale?
No.
Ed è emerso a chiare lettere dall’incontro organizzato dalla Philip Morris lo scorso Lunedi al Centro delle eccellenze campane di Napoli.
I relatori, l’on. Capacchione e l’on. Russo della Commissione parlamentare antimafia in primis, hanno evidenziato due concreti pericoli che provengono dal contrabbando: la scarsa qualità del prodotto, soprattutto se di provenienza cinese, e i collegamenti sempre più stretti con esponenti dell’ Isis.
I prodotti sono fortemente nocivi per la salute dei consumatori, dunque, ma soprattutto foraggiano il terrorismo islamico.
Terrorismo e mafie insieme nel contrabbando e nella contraffazione.
Questo forse potrebbe essere sufficiente per eliminare ogni ordine di tentazione ad acquistare sigarette illegali a basso costo.

Simona Melorio

1. Napoli. «Attenti, i clan investono di nuovo sul contrabbando delle “bionde”», da ‘Il Mattino’

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