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“I voti della camorra non sono mai andati a Cosentino né quest’ultimo ha mai dato un contributo concreto al rafforzamento del clan dei Casalesi. Questo processo è basato su dichiarazioni di pentiti inattendibili e personaggi che si professavano paladini della legalità e che poi abbiamo scoperto aver fatto cose molte gravi”. A dichiararlo sono stati gli avvocati di Nicola Cosentino durante l’arringa del processo ‘Eco4’, in corso al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, nel quale Cosentino è imputato per concorso esterno in associazione camorristica. Il 13 ottobre scorso il pm ha chiesto sedici anni di reclusione: secondo l’accusa l’ex sottosegretario sarebbe stato un referente del clan dei Casalesi. Durante il processo – volto ad analizzare le infiltrazioni della camorra nel consorzi di bacino casertani – sono stati ascoltati diversi “pentiti” che hanno raccontato che Cosentino era stato sostenuto alle varie elezioni dai boss dei Casalesi. Nicola Cosentino, a 19 anni consigliere comunale nella sua Casal di Principe, a 22 anni diventa il più giovane consigliere provinciale d’Italia. Poi l’ascesa con la nomina a coordinatore campano di Forza Italia. Ancora: i successi elettorali e la nomina nel 2008, con Berlusconi premier, a sottosegretario all’Economia fanno il resto. Successi che si infrangono presto con le accuse della Dda di Napoli che a partire dal 2009 lo accusa di una serie di presunti rapporti con il clan dei Casalesi. Laureato in giurisprudenza, lavora nell’azienda di famiglia, la “Aversana Petroli” di Casal di Principe. La stessa azienda che Cosentino e i suoi fratelli «difendevano sul mercato senza nessuno scrupolo, ricorrendo a influenze politiche e ad amicizie “pericolose” per scavalcare le norme e ostacolare i concorrenti» (ansa). Cosentino finisce in carcere la prima volta nel 2013: dopo tre mesi ottiene i domiciliari e poi torna libero. Viene imputato a Santa Maria Capua Vetere nel processo sul presunto reimpiego di capitali illeciti per la costruzione, mai avvenuta, di un centro commerciale. Coinvolto a Roma nell’inchiesta ‘P3’: tra i capi d’accusa il tentativo di dossieraggio contro Stefano Caldoro per ostacolarne la candidatura a governatore alla Regione a vantaggio dello stesso Cosentino. Nel 2013 viene escluso dalle “liste pulite” del Pdl. Ritorniamo al processo ‘Eco4’. «Nicola Cosentino era legato ai Casalesi da un accordo politico-mafioso che, come si evince dal racconto dei collaboratori di giustizia, risaliva al padre e che permane ancora» ha detto il pm durante la requisitoria. Neanche «le ordinanze e gli arresti – ha aggiunto – hanno interrotto il legame di Cosentino con il clan e il suo comportamento è sempre stato improntato all’illicetà, come quando nel 2009 ricattò Berlusconi per la candidatura alle Regionali dell’anno successivo, o come quando tra il 2013 o il 2014 è rimasto coinvolto nell’inchiesta sui beni fatti entrare illecitamente nella sua cella del carcere di Secondigliano da un agente corrotto» (Il Mattino). Il pm ha parlato anche dell’ente pubblico che fino al 2010 si è occupato della raccolta rifiuti in 20 comuni del Casertano. «Cosentino ha fatto assumere nel Ce4, dunque con soldi pubblici, molte persone nei periodi preelettorali orientando l’esito di numerose elezioni. Ma ciò che conta è che lui conoscesse bene la “mafiosità” dei fratelli Michele e Sergio Orsi, ovvero che fossero legati al clan Bidognetti». In veste di presunto «dominus» del consorzio Cosentino avrebbe per anni agevolato il clan. L’altra accusa rivolta a Nicola Cosentino, non meno grave, è quella di aver sempre incassato alle elezioni il sostegno del clan dei Casalesi. «Sono tanti i pentiti che affermano come ci fosse un accordo tra i capi e Cosentino per il sostegno alle varie elezioni» afferma ancora il pm nella dichiarazioni riportate sempre dal quotidiano ‘Il Mattino’. Se tutte queste ipotesi, frutto di indagini durante mesi, venissero confermate ci sarebbe l’ennesima conferma che nel corso di questi anni molte tornate elettorali sono state viziate dalla mano della criminalità mafiosa con l’unico scopo di averne un tornaconto politico-economico: la vincita degli appalti, i contatti per agevolazioni e lasciapassare, maggiore punteggio per ottenere finanziamenti pubblici, e così via. Sarebbe la mano della camorra che incombe su un territorio enorme e già fortemente danneggiato da problemi di natura diversa. Come quello dell’emergenza rifiuti o della dispersione di materiali di qualsiasi genere nei suoi terreni. I clan della zona c’entrano, anche se non del tutto, anche con queste storie. Processi come quello in corso – che vede al centro un uomo che ha avuto una forza politico-istituzionale non indifferente – aiuteranno a fare chiarezza e a distribuire le colpe e ogni responsabilità.

Alessandro Bottone

Nicola Cosentino, la difesa: “Mai chiesti voti alla camorra” (Ansa)
Processo Eco4, chiesti 16 anni per Cosentino (Il Mattino)
La Procura chiede 16 anni per Nicola Cosentino (la Repubblica)
La requisitoria dei pm nel processo ‘Eco4’ (Radio Radicale)

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