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Si è conclusa giovedì 10 novembre la due giorni di convegni, proiezioni e dibattiti promossa dal centro di ricerca Res Incorrupta dell’università Suor Orsola Benincasa di Napoli sulle nuove frontiere della criminalità organizzata.
L’iniziativa, anteprima della terza edizione dei Dialoghi sulle Mafie prevista per marzo 2017, ha voluto porre l’accento su alcuni aspetti spesso sottovalutati o trascurati nell’analisi delle dinamiche mafiose: il legame che intercorre tra le mafie italiane e il terrorismo islamico e il nuovo ruolo della donna nelle famiglie di stampo camorristico.

Del primo punto se ne è discusso ampiamente in occasione della presentazione del quarto volume del libro Atlante delle Mafie grazie agli interessanti spunti offerti dall’esperta di terrorismo internazionale Louise Shelley, direttrice del centro di ricerca TraCCC (Terrorism, Transnational Crime and Corruption) dell’Università George Mason, Virginia, USA, e dal Questore di Napoli Guido Marino.

La concomitante presenza nel complesso universitario della troupe di Sky per le riprese di un nuovo episodio di Camorriste, la miniserie andata in onda su Crime+ Investigation, ha invece dato modo di discutere del nuovo peso specifico assunto dalle donne all’interno delle famiglie criminali.
Il docu-film realizzato dal regista Paolo Colangeli è incentrato sulla vita delle “first lady” uscite dal cono d’ombra dei mariti trasformandosi in qualcosa in più che semplici compagne. Sono diverse le occasioni in cui si sono mostrate addirittura più decise, più violente e con una migliore attitudine agli affari dei loro uomini. Maria Duraccio, Antonella Madonna, Cristina Pinto sono solo alcune dimostrazioni di come il gentil sesso possa assolvere con successo il ruolo di capo di una associazione criminale.
Il travagliato percorso psicologico che spinge mogli e madri dei boss ad assumere il controllo della cosca nei momenti di necessità (detenzione/uccisione del capofamiglia) è stato esposto dal Professor Isaia Sales, titolare del primo insegnamento universitario italiano specificamente dedicato alla storia delle mafie.
Nel corso del dibattito sono state sottolineate le motivazioni alla base di questo passaggio di consegne. Primo tra tutti la necessità da parte dei boss di essere sostituiti al comando da una persona fidata in un ambiente in cui non ci si può fidare di nessuno. Ecco perché spesso si finisce per passare le redini del comando nelle mani delle donne di casa; soggetti che tra l’altro hanno sempre frequentato l’ambiente criminale e partecipato attivamente alla vita del clan apprendendone in qualche maniera il know-how.

Altri contributi in merito sono arrivati dagli interventi degli autorevoli ospiti presenti in sala. Hanno infatti partecipato il direttore della scuola di giornalismo del Suor Orsola e giornalista del Corriere della Sera Marco Demarco, la scrittrice e regista italo – francese Anne Veron, il coordinatore della DDA di Napoli Giuseppe Borrelli, il magistrato Simona Di Monte ed esponenti di diverse associazioni presenti in città.

Luca Cotecchia Mancini

Il punto 151 | Camorriste: la miniserie dedicata alle “lady camorra”

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