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Sembra incredibile che nel 2000 si debba dedicare una giornata a ricordare che le donne non devono essere malmenate, violentate, ammazzate.
Sembra incredibile che in una pubblicità progresso, tra tanti ragazzini che dicono cosa vogliono fare da grandi,  una bimba pronunci: “da grande finirò in ospedale perché mio marito mi picchia!”
Le donne del duemila, le donne emancipate, le donne che possono essere madri e lavoratrici contemporaneamente sono ancora il sesso debole. Devono difendersi da maschi brutali e animaleschi, spesso dai loro stessi uomini, quelli che fino ad un  attimo prima hanno giurato amore e dedizione.
E non si pensi che le mafie proteggono donne e bambini cavallerescamente.
Se i clan mietono meno vittime in queste categorie, ciò dipende esclusivamente da calcoli razionali e non da un presunto senso di rispetto o tutela.
Quando le donne si limitano a fare le mogli e le madri, quando non intervengono negli affari dei maschi, perché mai bisognerebbe ucciderle?
Le mafie, invece, non hanno alcuna remora a picchiare e persino uccidere appartenenti al gentil sesso, se non sono gentili, se sanno troppo, se fanno o dicono troppo.
Dunque, non è vero che i clan fanno riferimento a valori tradizionali, in effetti non è neppure corretto dire che i valori tradizionali escludevano che in passato le donne venissero maltrattate.
Negli ultimi anni il numero dei femminicidi è costantemente in calo, eppure l’omicidio delle donne rimane il tipo di assassinio che fa registrare più vittime rispetto agli altri tipi di omicidio (ad esempio quello per rapina o per mafia).
Non c’è da stare tranquilli, dunque, bisogna vigilare, bisogna impegnarsi nella prevenzione, bisogna insegnare alle donne a difendersi, ma soprattutto spiegare ai maschi come fare gli uomini.

Simona Melorio

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