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Molti sostengono che i fenomeni mafiosi – mafia siciliana, camorra campana/napoletana, e ‘ndrangheta calabrese – siano originati dalla mancanza dello Stato. In linea generale tale affermazione può essere valida. Sarebbe, però, utile sviscerare l’argomentazione. Detta così lo Stato sembra essere una entità astratta: non si specificano né il livello né le responsabilità. Di chi parliamo? Delle istituzioni o dei politici? Dei singoli cittadini o del mondo dell’associazionismo? Se la parola “Stato” è vaga, l’argomentazione resta aleatoria, quasi un automatismo. Le mafie, e su questo concordiamo, hanno particolare terreno fertile laddove lo Stato – inteso come istituzione – non riesce a garantire la sua forza, i suoi servizi, le basi essenziali che permettano alle persone di vivere in modo dignitoso. La mancanza di adeguati strumenti, a partire da quello occupazionale, crea pozzanghere di illegalità che, se non bonificate per tempo, possono degenerare e, insieme ad altri fattori, creare le condizioni che fanno proliferare i fenomeni mafiosi. Non sono passaggi automatici né scontati. Il tutto va contestualizzato. Di fatto in alcune zone nella nostra Penisola – come i margini delle grandi città italiane – esistono contesti nei quali la disoccupazione e la “lontananza” rispetto a certi servizi essenziali hanno determinato le condizioni usate come motivi di legittimazione all’esistenza di certi fenomeni. In città come Napoli, Palermo o Reggio Calabria, ad esempio, esiste un numero cospicuo di persone che vive, o sopravvive, operando a favore di organizzazioni criminali e mafiose. Un ammortizzatore sociale vero e proprio, parallelo a quello statale e propriamente legale e sempre più lontano dalla dignità umana. Questa non è l’unica componente da analizzare per poter capire cosa aiuta il proliferarsi di sodalizi criminali. Sicuramente anche le relazioni con parti deviate delle istituzioni e dei centri di potere ha grande importanza in questo discorso. Sul peso della cultura – intesa come insieme di pensieri, conoscenze e modus operandi – il discorso diventa ancora più delicato: resta un grossolano errore porre l’argomentazione per la quale in contesti fortemente preoccupanti dal punto di vista socio-educativo-formativo si generano automaticamente le mafie: se ciò fosse sempre vero allora queste sarebbero diffuse in tante altre località rispetto a quelle già note. La motivazione culturalista, che affascina molti, ha già distratto abbastanza la ricerca di motivazioni valide. Ora serve capire effettivamente quali componenti sono alla base dei singoli fenomeni relativamente a circostanziati ambienti socio-economici e lavorare affinché tutte le condizioni degradanti possano essere risolte dallo Stato, a partire dai cittadini.

Alessandro Bottone

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