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Dicembre. Il mese dei bilanci e delle “attenzioni” verso gli altri. Regali a famigliari, amici e conoscenti. Un dono, un pensiero. Una voglia di manifestare materialmente il proprio affetto. Non discutiamo certo sul consumismo e nemmeno sulle modalità di dimostrare l’affetto verso chi apprezziamo, stimiamo, amiamo. Anzi parliamo proprio di azioni concrete e di consumi, di scelte, di acquisti veri e propri. In questo periodo dell’anno noi italiani, come tanti nel mondo, spendiamo e investiamo cifre importanti per i regali natalizi. Spendiamo risorse economiche, temporali e mentali per azzeccare il regalo giusto a questa o quella persona, per centrare i suoi gusti, le sue passioni, le sue preferenze. Impegno che ritagliamo tra mille altri: scuola, università, lavori, legami. Eppure non sempre riusciamo a focalizzare la nostra attenzione su un aspetto importante: la consapevolezza nell’acquisto. “A chi stiamo dando i nostri soldi?”, ad esempio, dovrebbe essere uno dei primi interrogativi da porci nel momento in cui decidiamo di effettuare un acquisto. Piccolo o grande che sia, veloce o più “riflettuto”, il momento delle compere – in particolar modo in questo periodo di acquisti frenetici e importanti – deve essere consapevole. Affinché sia così è necessario attrezzarsi degli adeguati strumenti. A partire dall’informazione adeguata a farci capire che quel negozio rispetto a un altro rispetta le regole imposte dallo Stato. Che quel commerciante, e non un altro, si adegua alle norme della società, a partire dai comportamenti più scontati e “visibili” come fare lo scontrino fiscale dopo un acquisto senza che siamo noi cittadini/consumatori a reclamarlo. E soprattutto scegliere operatori economici che sappiano essere impegnati nella lotta ai fenomeni del racket e dell’usura. Imprenditori e commercianti che hanno capito quanto sia indispensabile schierarsi, anche apertamente, per creare un modello economico da contrapporre a quello che caratterizza le organizzazioni criminali di tipo mafioso dove la forza dell’intimidazione si associa a promesse di “sicurezza” non reali e contrare a qualsiasi regola, di buon senso e dello Stato. Tanti – oggi sempre di più – sono i commercianti che denunciano gli estorsori, quelli che si presentavano anche durante il periodo natalizio chiedendo il “pizzo” approfittando dell’impennata degli acquisti da parte dei consumatori e un maggiore guadagno per gli esercizi. Una pratica cui sono soggetti ancora in tanti e che può essere fermata anche grazie a comportamenti corretti da parte di noi consumatori. Scelte consapevoli e informate possono aiutare, dunque, chi denuncia e combatte rispetto a chi, per convenienza, preferisce ancora sottomettersi alle regole di clan, ndrine e cosche. Serve coraggio, da parte nostra, saper rinunciare alla convenienza del prezzo più basso, del regalo più bello nel negozio più chic. Se sappiamo o abbiamo il timore che questo o quel commerciante si adegua alle regole delle mafie, allora dobbiamo essere noi il cambiamento con le nostre decisioni quotidiane. A Natale più che mai di fronte ad acquisti importanti. In poche parole: pago chi non paga per creare un circuito diverso da quello imposto dai sodalizi criminali dove l’accumulazione di soldi è necessario per poter portare avanti azioni e attività illecite, come lo spaccio di droga e il contrabbando. Dobbiamo sapere che il nostro singolo gesto, insieme a quello di tanti altri, farà la differenza.

Alessandro Bottone

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