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Titolo: Quel bravo ragazzo
Regia: Enrico Lando
Anno: 2016

Paese di produzione: Italia
Genere: commedia

 

52965“Avete pochissimo tempo per trasformare questo fesso in un capo credibile”.
“[..] ci proviamo, ma non garantiamo”.

È sufficiente una semplice frase per comprendere intorno a cosa ruoti l’intera trama del film del regista Enrico Lando. Una trama esile, al punto tale da risultare trasparente, e vittima di critiche feroci e oggettive. Paradossale allusione a “Quei bravi ragazzi” di Martin Scorsese, “Quel bravo ragazzo” ha saputo rispettare unicamente il significato etimologico del titolo per poi perdere, nel succedersi delle scene, la colossale portata di un film con difficili eguali.

Tenta, boccheggia, e quasi affoga nella sua comicità leggera adatta a un pubblico decisamente senza troppe aspettative. Nuota tra i cliché e tra gli attori di un cast sminuito e adattato alla portata e all’obiettivo del film. Ma se far ridere è il proposito, il risultato è piuttosto quello di far sorridere dell’ingenuità di “quel bravo ragazzo” – Leone Cosimato (interpretato da Herbert Ballerina) – che nelle vesti di mafioso proprio non riesce a entrarci.

Dopo aver scoperto improvvisamente di non essere orfano, su desiderio del padre-boss appena defunto Don Ferdinando Cosimato (interpretato da Luigi Maria Burruano), Leone assume il comando della cosca. Le aspettative su di lui sono decisamente scarse, ma i due scagnozzi Vito Mancuso (interpretato da Tony Sperandeo) e Salvo La Mantia (interpretato da uno bizzarro Enrico Lo Verso, dopo la sua performance nel film di Sebastiano Rizzo “Nomi e cognomi” nel personaggio di Domenico Riva, un giornalista ossessionato dalla ricerca della verità in un Sud mafioso), uniranno le loro forze per cercare di rendere il padre defunto orgoglioso di lui e tentare di salvare la “famiglia”.

Gianluca Ansanelli, Andrea Agnello, Ciro Zecca, autori del soggetto del film, hanno tentato di mescolare la tradizione con la modernità, fino a sfociare nell’assurdo con l’invenzione dell’applicazione per tablet “iPizzo” per gestire direttamente dalle proprie poltrone il “mercato” dell’estorsione criminale. Eppure la novità è proprio quella che manca, in un film eccessivamente regolare, che riesce a puntare unicamente sulle espressioni naturali e auto-ironiche di Herbert Ballerina, con continui movimenti della macchina da presa a seguire il suo sguardo stralunato e surreale.

 

Rita Annunziata

 

Link di approfondimento:

La recensione su Panorama.it

La recensione su mymovies.it

CANNOCCHIALE: Nomi e cognomi.

 

Rita Annunziata, laureata in Scienze della Comunicazione. Redattrice per il giornale online Nationalcorner.it (2014) e per Metronapoli.it (2015), frequenta attualmente un corso di Laurea Magistrale in Politiche europee e internazionali presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Dopo un periodo di studi presso l’Università Pontificia Giovanni Paolo II di Cracovia, ha frequentato un corso di Introduction to Journalism dell’Università di Strathclyde (Glasgow). Fotografa e videomaker, gestisce altresì un blog sulla piattaforma Style.it, sito ufficiale dell’editore di Vogue, Glamour e Vanity Fair.

 

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