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Ogni qualvolta parliamo di mafie – e quindi di fenomeni criminali che hanno precise caratteristiche – è molto facile ritrovarsi in discorsi per i quali gli italiani – e in particolare chi vive al Sud dello Stivale – non riescono a batterle perché vigerebbe una situazione in cui l’omertà fa da padrone. I risultati della ricerca sull’omertà condotta dall’Università di Napoli ‘Suor Orsola Benincasa’ e dal Centro di Ricerca ‘Res Incorrupta’ (qui i dettagli) mostrano, ad esempio, che il 48% delle persone intervistate nel capoluogo campano pensa che la paura di ritorsioni sia la motivazione principale per cui non sempre si denunciano reati affini o vicini alle organizzazioni criminali di stampo mafioso, a partire dalle estorsioni all’usura, sino al “cavallo di ritorno”. Così come il 37% ritiene che l’omertà sia un atteggiamento determinato dalla paura di ritorsioni. Servirebbe discuterne a lungo sull’omertà, sulle motivazioni e anche sulle conseguenze. Il nostro tentativo è diverso. Vogliamo riflettere sul motivo per il quale in molti casi l’omertà viene utilizzata come strumento per legittimare la convenienza. Lo fanno in tanti: imprenditori, commercianti, professionisti, cittadini che scelgono certe strade perché risultano più convenienti di altre. Così come attestato da numerose indagini, in particolare quelle volte al contrasto del racket e dell’usura, certi reati non sono denunciati principalmente perché chi effettivamente “finanzia” le mafie riceve in cambio protezione e vantaggi, contatti, facilitazioni, sconti. Il tutto sempre in un contesto nel quale lo Stato non riesce a garantire una presenza costante ed efficace. Laddove, cioè, si arriva soltanto dopo grazie all’azione di repressione di magistratura e forze dell’ordine e sicuramente grazie anche alle denunce di persone che non accettano di vivere grazie a tangenti e mazzette di soldi scambiate come fossero cadaveri da sotterrare. E’ proprio in questi casi che l’omertà nasconde una palese convenienza. Se invece vogliamo parlare di come la stessa venga addossata agli italiani allora dovremmo sicuramente abbandonare ogni ipocrisia e spiegare i motivi per i quali un cittadino qualunque debba esporsi in maniera plateale denunciando reati che già sono attenzionati quotidianamente. Tocca qui precisare che non stiamo certamente affermando che ognuno di noi deve tacere di fronte a evidenti situazioni di illegalità. Gli strumenti utili esistono e riguardano le scelte fatte ogni giorno: come quella del consumo critico e della consapevolezza sui propri acquisti, soprattutto se consistenti. Se ancora oggi una letteratura becera e una parte del mondo dei media, superficiali sulla questione, confondono la paura con l’omertà, allora dobbiamo lavorare tanto. In particolare per far comprendere alle persone, e ai più giovani, che le mafie sono fenomeni “naturali”, che rispondo a esigenze e motivazioni reali, e che con fermezza possono essere sconfitti. Non servono eroismi né miracoli, solo consapevolezza delle proprie decisioni insieme a uno sforzo a tutto campo delle istituzioni.

Alessandro Bottone

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