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Francesco Bidognetti ha fatto la storia del clan dei casalesi.
“Il sangue non si lava” di Fabrizio Capecelatro ci racconta le sue gesta. Le gesta del braccio destro di Sandokan, dalle estorsioni al traffico di rifiuti. Bidognetti il testimone del meccanismo mafioso, delle relazioni con la politica e l’impresa.
Bidognetti il coprotagonista della potenza criminale.
Un Bidognetti che almeno apparentemente era fuori gioco,  consegnato alla giustizia già da un pò, signore decaduto di un impero distrutto.
E invece è di ieri la notizia dell’arresto delle sue due figlie e della nuora,  colpevoli di aver fatto da tramite tra il carcere e il mondo.
Colpevoli di aver riportato la volontà del padre agli affiliati.
Colpevoli di aver retto (non capeggiato!) il clan quando il capo è stato messo ai margini.
Le donne.
Le donne di Bidognetti.
La moglie, Anna Carrino, diventa collaboratrice di giustizia.
La nipote di lei viene ferita per ripicca contro la Carrino.
Le figlie decidono di seguire le orme del padre, di dedicarsi a lui e ai suoi affari (come il figlio d’altra parte).
Figlie messaggere nel nome del padre,  esattrici nel nome del padre, criminali nel nome del padre.
Non autonome.
Non emancipate.
Donne.
Donne di mafia.
Donne di un mondo maschilista.
Femmine di una famiglia criminale.
La famiglia criminale fa quadrato attorno al pater familias e sceglie di impantanarsi in una spirale di reati, prepotenze e sopraffazioni.
Finché qualcuno non la ferma.
Hanno fermato il padre.
Hanno fermato le figlie.
Avranno fermato il clan?

Simona Melorio

mattino3feb

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