Non sono un critico cinematografico, ma quando vedo un film le mie idee sono molto chiare: o lo odio o lo amo.

Con “mozzarella stories” non è stato così.  Mi sono ritrovata a guardarlo come accade per un dipinto. Non mi ha rapito ma mi ha incuriosito, non mi ha coinvolto ma mi ha colpito.

Un dipinto surreale. Chissà perché lo ho associato a quelli di Migneco. Forse perché i personaggi non rappresentano un topos, ma un insieme di emozioni e di vita. Forse perché le tinte sono così reali da sembrare finte. Forse perché il film come i dipinti hanno un sapore amaro neppure tanto mascherato.

C’è un bufalaro forse camorrista, forse prepotente,  forse cattivo,  ma anche debole, depresso, in preda alla solitudine.  C’è una donna bellissima, figlia del camorrista,  espressione della femmina mediterranea solare e radiosa che dentro il sole non ce l’ha e si tormenta tra idee imprenditoriali mai messe in pratica e un amore non corrisposto. C’è un marito che abbandona una moglie bellissima per buttarsi tra le braccia di un’attempata e straniera signora in carne. E poi ci sono i cinesi che vogliono mettersi in affari con i prepotenti nostrani,  facendo loro ghiotte proposte anche nel corso di una rissa ai propri danni, senza mai perdere il focus della loro mission: fare soldi. C’è un muto che sa parlare. Un estortore. Degli estorti. Una vittima di un pestaggio da parte del boss che poi lava nel sangue l’affronto subito. C’è un ragioniere fidato e un pubblico ufficiale corrotto dal boss ma minaccioso. C’è tutto e il contrario di tutto. Ogni personaggio è uno, nessuno e centomila,  ognuno è una realtà portatrice del proprio mondo interiore sfaccettato e  incomprensibile.

E in mezzo a tutto questo le uniche cose normali, con le loro caratteristiche definite sembrano essere la mozzarella e le bufale. L’unica parte del mondo di questo film che tranquillizza. Forse l’unico simbolo della speranza che qualcosa può cambiare anche contro le mafie.  Perché anche i mafiosi sono uomini con le loro debolezze e i loro dolori che in un’ottica di contrasto bisogna saper cogliere.

Simona Melorio




Link di approfondimento:

“Mozzarella Stories”, su Wikipedia.

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