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Non ti riesci ad affezionare ad un personaggio e neppure ad una atmosfera. Tutto il film è una corsa ad ostacoli, una continua serie di trabocchetti che mette lo spettatore spalle al muro e occhi sgranati.
Un film italiano con richiami dissacranti e cinici di sapore americano.
Due sconosciuti, per uno strano caso che inizialmente li contrappone, iniziano a lavorare insieme nel crimine mettendo su delle truffe. Riescono a raggirare un intero paese del sud, forze dell’ordine e persino mafiosi.
Senza paura, con faccia tosta e mente acuta entrano in contatto con un boss il cui figlio ha aspirazioni cinematografiche. Il mafioso, pur di vedere esaudito il desiderio del suo pupillo, paga una tangente ai due truffatori e accetta che il figlio venga reso ridicolo nell’eseguire le istruzioni del capo. E così si trova con una telecamera in mano a correre senza fiato, steso a terra o sospeso nel vuoto. Con l’unico risultato che successivamente non soltanto non verrà assunto ma sarà incastrato dai due truffatori e arrestato. Senza motivo, senza colpa.
La mafia alla berlina.
Paga la tangente e viene truffata.
Solo una delle scene, in gara con molte altre per l’assurdità di esse.
Nessuno ha scampo.
Tutti truffati.
Tutti vittime di due uomini (o di uno?). Anche gli spettatori che dovranno fare i conti con un finale per nulla scontato che farà azzerare ogni seppur minima certezza acquisita nel corso del film.
Loro chi?
È il titolo più adatto per una commedia degli equivoci che è anche la tragedia dell’animo umano.

Simona Melorio

Link di approfondimento:

“Loro chi?”, su Wikipedia.

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