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“Via della morte”: così è stata soprannominata Via Oronzio Costa, a Forcella, luogo in cui, nell’estate 2015, si trovavano i nemici del clan Buonerba.
L’ex sentinella ed autore di delitti riconducibili a quello di Salvatore D’Alpino ed Emanuele Sibilo, ha deciso di riscattare la sua vita allontanandosi dalle cosche camorristiche e dalla Napoli malavitosa, cui apparteneva già da minorenne.
Ha scelto, dunque, in seguito ad accuse quali tre tentati omicidi, due omicidi in un mese, possesso di armi e coinvolgimento in fatti associativi, la via della collaborazione con le autorità competenti e del pentimento.
All’epoca non ancora maggiorenne, R.D.B svolgeva ruoli, seppur marginali, decisamente operativi ed attivi. E’ riuscito a riscattarsi prendendo il diploma di terza media. Il suo obiettivo è ripartire da zero servendosi di questo attestato e sperando, un giorno, di realizzarsi in ambito turistico. Una decisione non facile, anzi. Prendere le distanze dalla camorra, chiedendo protezione allo Stato e contribuendo a fornire dettagli importanti per le indagini ad essa collegati non è di certo un passo da compiere con leggerezza. La camorra non perdona, ma oggigiorno contributi del genere possono essere d’esempio a tanti ragazzini, come quelli appartenenti proprio alla cosiddetta “paranza dei bimbi” di Via Costa. Tanti sono i minorenni coinvolti a fare la loro parte nelle battaglie tra cosche criminali napoletane. Il futuro per loro dovrebbe mirare altrove, non di certo con una pistola tra i pantaloni, ma con un diploma tra le mani che permette di guardare in avanti, e lontano, con occhi diversi.

1. “Quel minore non è un pentito”, Il Mattino

Post a cura di Ludovica Luongo.
22 anni, nata a Napoli e cresciuta a Pozzuoli. Diploma di Liceo scientifico. Laurea in Scienze della comunicazione presso l’università Suor Orsola Benincasa con tesi dal titolo: “L’altra faccia della criminalità organizzata: il ruolo delle donne nei sistemi criminali”.

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