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Quando si muovono accuse infamanti occorre sostenerle con prove evidenti e fare poi il proprio dovere di cittadino: denunciare.
È una regola che vale anche per i giornalisti?
Secondo me dovrebbe.  Il rischio è che si alimenti una macchina del fango che produce danni irreparabili a persone oneste solo per il gusto del titolone sul giornale.
La Fai sotto accusa.
Tano Grasso sotto accusa.
Il Pon sotto accusa.
Ci sono prove? Ci sono intercettazioni? Carte? Testimonianze?
A me sembra che le uniche prove provate siano a favore e non contro.
A favore di Tano.
A favore della Fai.
A favore del Pon.
Questo blog è figlio del Pon.
Le battaglie di Tano lo sono.
Come le tante associazioni antiracket nate sul territorio,
I tanti imprenditori taglieggiati che ad esse si affidano per denunciare i propri estorsori,
Gli avvocati che li seguono con passione e professionalità.
È una macchina dell’aiuto quella della Fai.
È una macchina del coraggio.
E della passione.
La passione di chi decide di dedicarsi ad una causa dedicandovi una vita.
La passione di chi si schiera e rischia ma fa, spesso silenziosamente.
Non conosco il bilancio Fai.
Non conosco le frequentazioni del suo presidente onorario.
Ma so che le mafie li detestano e chi delle stesse è stato vittima li amano.
Questo mi basta.
La causa Fai mi piace.
L’impegno di Tano mi piace.
La rete che ha saputo costruire mi piace.
E ora cari signori giornalisti dimostrate che il fango che ci avete gettato in faccia possa essere provato.
Non date un’altra arma alle mafie!

Simona Melorio

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