Il dibattito parlamentare si è infiammato anche sulla discussione della riforma del codice antimafia. La possibilità di estendere alle ipotesi di reati contro la pubblica amministrazione (corruzione, peculato e affini), sebbene accompagnati dalla contestazione di associazione a delinquere semplice, i sequestri preventivi alle imprese degli indagati ha sollevato qualche obiezione.
Gli argomenti sono ormai noti: i sequestri preventivi prescindono da accertamenti e verifiche, basta il sospetto di una condotta illecita per giustificare l’intervento sui beni patrimoniali. Al di là del merito, il dibattito è, ancora una volta, sempre quello sulle politiche di repressione giudiziaria che attuano un cosiddetto “doppio binario”. Vale a dire: individuato un fenomeno eccezionale, convinto della necessità di reprimerlo, mi spingo al punto di prevedere norme e procedure diverse da quelle ordinarie. “Doppio binario”, appunto, come furono le leggi speciali approvate contro la mafia dopo le uccisioni di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

 

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