“L’estorsione massificata non esiste più. Ma al di là dei casi singoli e poco significativi, la questione principale è che è cambiata la dinamica. Le associazioni mafiose hanno compreso che sviluppare una maggior attivismo nel settore militare, cioè omicidi e violenza, non paga. Perciò si convertono naturalmente in  associazioni più fluide, meno evidenti sul territorio in modo da mimetizzarsi meglio”.
Alessandro Milita, procuratore aggiunto a Santa Maria Capua Vetere, per anni alla Dda napoletana, dove ha contrastato il clan dei casalesi nel periodo  in cui ancora si sparava per le strade, spiega di come la camorra sia diventata “liquida”, parla di organizzazioni mafiose che si inabissano come un fiume carsico, ma che continuano ad operare seppur con modalità diverse. Lo fa al “Lido Fiorente” nel luogo in cui, l’11 luglio del 2008, il gruppo di fuoco del clan dei casalesi guidato da Giuseppe Setola, uccise il titolare del lido, Raffaele Granata. Una delle numerose vittime della strategia stragista adottata dal clan per ripristinare il controllo mafioso delle estorsioni sul litorale domizio.

 

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