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Imprenditori in odor di mafia si sono messi a fare l’antiracket. Ormai da qualche tempo. Convegni, iniziative, persino premi di poesia. E hanno costituito associazioni. Non è sfuggito alla commissione parlamentare antimafia presieduta da Rosy Bindi, che da mesi indaga sulle infiltrazioni nell’antimafia. A Palermo, ci sono già due casi eclatanti scoperti dal prefetto Antonella De Miro attraverso il certosino lavoro di monitoraggio fatto dalle forze dell’ordine. Nei giorni scorsi, l’associazione “LiberoJato” è stata cancellata dalla lista delle associazioni antiracket della prefettura di Palermo. E un’altra associazione non è stata ammessa. Si tratta di “Libero Futuro – associazione antiracket Libero Grassi Bagheria Valle Eleuterio”. Un terremoto per il movimento antiracket palermitano, perché le due associazioni gravitano nell’area di uno dei leader dell’ultima stagione dell’antimafia, Enrico Colajanni, che ha ormai rotto con Addiopizzo, ed è l’animatore di Libero Futuro.

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