Quaderni del Sud, economia illegale e mafiosa si incontrano in crocevia e in zone franche condivise (ilQuotidiano)

​Il binomio mafie-economia non è nuovo. Fin dalla loro origine le organizzazioni criminali di stampo mafioso hanno occupato spazi dell’economia, proponendosi quali organizzatrici di affari criminali, tutrici di mercati illegali (come nel caso di prostituzione e gioco d’azzardo prima e, più recentemente, traffico di sigarette e traffico di droga). La novità degli ultimi venti anni sta nella loro presenza in spazi dell’economia legale.

I boss mafiosi, infatti, oggi non si limitano ad investire i proventi dei loro affari illegali in appartamenti e abitazioni di lusso, essi oggi occupano settori del mercato legale in cui investono per poter avere una “faccia pulita”, per poter dare spiegazioni delle loro ricchezze di fronte alla legge, per fornire un futuro non criminale ai propri discendenti e per assicurarsi un’alternativa qualora il mercato illegale non fosse abbastanza remunerativo.

 

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Colonizzazione degli apparati. Le classi dirigenti trovano vantaggiosa la crisi morale e non una rottura radicale (ilQuotidiano)

Ogni giorno la cronaca è ricca di notizie relative a sequestri milionari di beni della criminalità organizzata. Da Nord a Sud è la frontiera del contrasto alle mafie, l’aggressione al loro vero potere: la capacità di accumulare ricchezza, di reinvestirla e moltiplicarla e di utilizzare gli strumenti dell’economia e del mercato per ripulire i loro soldi. Milioni di euro investiti in immobili, azioni societarie, attività commerciali, imprese di servizi. Qual è la differenza tra economia legale ed economia illegale, dove si colloca la linea di confine, qual è il discrimine nelle forme di sfruttamento del lavoro e nel processo di accumulazione della ricchezza?

 

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Palermo, staccata la testa del busto di Falcone davanti alla scuola dello Zen (LA REPUBBLICA)

È stata danneggiata la statua di Giovanni Falcone che si trova davanti all’istituto comprensivo Giovanni Falcone a Palermo, nel quartiere dello Zen. Alla statua è stata staccata la testa e un pezzo del busto è stato usato poi come ariete contro il muro dell’istituto scolastico. Sulla vicenda è stata aperta una indagine. Già nel 2012  il busto di Giovanni Falcone, all’ingresso principale dell’istituto, era stato stato danneggiato: era stato rotto il naso e scarabocchiata tutta la superficie. Cinque anni fa i vandali, dopo aver danneggiato la statua, erano entrati da una finestra, grazie anche all’assenza del sistema di allarme, scarico da alcuni mesi, e avevano scaraventato a terra armadi, cattedre, banchi e sedie.

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Antimafia: Senato, riforma Codice passa con 129 sì (ANSA)

La riforma del Codice Antimafia passa al Senato con 129 sì, 56 no e 30 astenuti. Il testo torna ora alla Camera.

Orlando, condizioni per andare in fondo – “Credo che ci siano le condizioni per portarla fino in fondo”. Così il Guardasigilli, Andrea Orlando, esclude il rischio che la riforma del Codice antimafia, dopo il via libera del Senato, si possa impantanare alla Camera. Quanto a eventuali modifiche, Orlando aggiunge che “ci sono opinioni diverse” e che “si verificherà se i rilievi sono fondati”. “In caso faremo ricognizione serena, se saranno necessarie modifiche – conclude – e dove introdurle”.
“Questa riforma ci mette, dal punto di vista della normativa, all’avanguardia a livello internazionale nel contrasto alla criminalità organizzata e dimostra con chiarezza la volontà del governo di condurre una battaglia senza tregua su questo fronte”. “Non posso che manifestare – aggiunge Orlando – grande soddisfazione per l’approvazione di un provvedimento che ha avuto una gestazione lunghissima, che rafforza l’efficienza dell’Agenzia per i beni confiscati, che offre nuovi strumenti per il contrasto alla criminalità organizzata e che introduce elementi anche di forte trasparenza nella gestione dei beni”.

 

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Rosy Bindi: “Infondati gli allarmi sulla legge, la corruzione apre la via alle cosche” (LA REPUBBLICA)

​ROMA. “È una legge da approvare subito. Perché il suo obiettivo è utilizzare 25 miliardi di beni sequestrati, dando sviluppo e lavoro, e un grande dolore alle mafie che soffrono per i piccioli confiscati, soprattutto se poi producono denaro buono”. È netta Rosy Bindi. Che a chi – come Cantone, Violante e vari giuristi – contesta l’estensione del codice anche alla corruzione replica: “Mi sembra una preoccupazione eccessiva. Non vedo ragioni allarmanti al punto da mettere a rischio uno strumento così prezioso”.


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