istituzioni ALL’OPERA | Stralcio della relazione conclusiva della Commissione antimafia

Il furto di opere d’arte ai fini di ricettazione è un’attività delle mafie, come la Commissione parlamentare antimafia sottolinea nella sua Relazione conclusiva, riservando un capitolo al furto della Natività del Caravaggio.
Per il grande interesse della questione, la Commissione procede a dedicare all’argomento molte più pagine, stralciandolo dalla Relazione.

21 febbraio 2018
Resoconto stenografico

Esame e votazione della proposta di relazione concernente il furto della Natività del Caravaggio (rel.: on. Bindi).

  PRESIDENTE . La vicenda del furto della Natività del Caravaggio, su cui la Relazione finale già contiene un capitolo, è apparsa meritevole di un passaggio ulteriore, anche in relazione alle ultime risultanze recentemente trasmesse dal comando tutela patrimonio culturale dei Carabinieri, relative al furto della tela da parte di esponenti di cosa nostra e alla successiva vendita, attraverso un mediatore svizzero, a ignoti collezionisti che l’avrebbero scomposta in più parti. Anche su questo si delibera la trasmissione di tutti gli atti alla procura della Repubblica di Palermo per la prosecuzione delle indagini, unitamente alla relazione, che naturalmente non contiene i dati che occorre mantenere coperti dal segreto investigativo affinché le indagini possano utilmente proseguire, in particolare attraverso rogatorie in Svizzera e all’estero. Nella proposta di relazione di oggi si forniscono ulteriori dettagli sulla vicenda frutto delle acquisizioni investigative dei carabinieri che pare interessante pubblicare.
Propongo pertanto di passare direttamente alla fase del voto, non prima di aver rivolto un sentito ringraziamento per la passione con cui hanno svolto il lavoro e per i risultati conseguiti al comando tutela patrimonio culturale dei Carabinieri, al generale Paolo La Forgia. ufficiale di collegamento della Commissione con l’Arma dei carabinieri, alla dottoressa Marzia Sabella, magistrato consulente, e in particolare al dottor Francesco Comparone, consigliere parlamentare, segretario della Commissione.

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CANNOCCHIALE: Fuori dal Comune (Vittorio Mete)

In tema di mafie l’infiltrazione mafiosa all’interno dei consigli comunali è un argomento di primaria importanza ma paradossalmente poco noto alla maggior parte dell’opinione pubblica. Il tentativo di condizionare l’operato delle amministrazioni locali è un atteggiamento connaturato alle organizzazioni mafiose, in quanto manipolare la gestione dell’ente locale contribuisce fortemente a rafforzare il loro potere, nonché il prestigio sociale e territoriale. La bibliografia dedicata al rapporto tra mafie e consigli comunali, seppure non vastissima, trova uno dei suoi massimi punti di riferimento nel libro “Fuori dal Comune -lo scioglimento delle amministrazioni locali per infiltrazioni mafiose”, scritto da Vittorio Mete ed edito da Bonanno nel 2009. Il volume contiene un’analisi dettagliata della legge contro le infiltrazioni mafiose nelle amministrazioni locali che è entrata in vigore nel 1991 ed in 27 anni  di applicazione, ha portato allo scioglimento di  306 Consigli comunali per infiltrazioni mafiose, di cui 25 annullati a seguito di ricorso.

L’intento principale che l’autore si pone con questo volume è da un lato ampliare la conoscenza di tale fenomeno, e dall’altro indicare dal punto di vista metodologico un’analisi delle politiche antimafia e soprattutto proporre dei correttivi di sistema nell’ambito della lotta alle infiltrazioni mafiose nei consigli comunali. L’analisi che Mete attua è articolata in quattro capitoli: il primo è incentrato sull’analisi delle politiche antimafia che si suddividono in dirette (promulgazioni di leggi ad hoc, operazioni di polizia e indagini della magistratura) ed in indirette (l’attivismo antimafia o le opere di sensibilizzazione e informazione riguardo a queste tematiche); il secondo capitolo, che rappresenta il corpus letterario del libro,  è dedicato specificamente al tema delle infiltrazioni mafiose negli enti locali, le ragioni che spiegano tale fenomeno sono da individuare nella funzione di controllo del territorio esercitata dalle mafie. “Alcuni traffici molto remunerativi, come gli appalti pubblici e le speculazioni edilizie, non potrebbero condursi senza tale forma di dominio ambientale che consiste, prima di tutto, nel controllo delle relazioni sociali che si esplicano sul territorio”, così scrivendo l’autore attua una perfetta fotografia di una delle più ricorrenti dinamiche che spingono i mafiosi a porre la propria attenzione sui settori della pubblica amministrazione. Il terzo capitolo è dedicato in maniera approfondita alle vicende relative allo scioglimento del comune di Lamezia Terme, emblematico sia data l’ampiezza demografica del comune sciolto sia perché fu uno dei primissimi comuni ad essere colpiti dalla legge n.164 del 1991. L’ultimo capitolo tratta dei limiti riguardanti la  normativa che prevede lo scioglimento, individuati ad esempio dal fatto che numerosi comuni sono stati  colpiti più volte oppure dall’inadeguatezza dei commissari straordinari che il più delle volte risultano essere  incapaci a svolgere le loro funzioni non essendo egli stessi esperti di gestione degli enti locali e della pubblica amministrazione.

Il libro è da considerarsi una vera e propria bibbia per conoscere il fenomeno delle infiltrazioni mafiose negli enti locali e più nel dettaglio il delicato rapporto che nel corso degli anni si è instaurato tra mafie e politica, sempre più allarmante. L’autore tratta gli argomenti con dovizia di particolari ed al tempo stesso con un registro linguistico accessibile a tutti, per questo motivo la lettura risulta particolarmente piacevole ed avvolgente.

 

 

Giulio Salimbeni

InTesi: Il fenomeno dei cartelli

Titolo: Il fenomeno dei cartelli
Autore: Antonio Flagiello
Università: Suor Orsola Benincasa
Anno accademico: 2017/18

Obiettivo: Studiare la genesi dei cartelli per comprendere come siano arrivati a radicarsi nelle alte sfere del governo

La frase:Lei può anche dire che la politica non la riguarda, ma quando vedrà i suoi amici e familiari a terra distesi nella polvere, capirà che la riguarda eccome”

Parole chiave: Cartello-droga-potere-violenza-corruzione-denaro-governo

Autore oggi: Studente specialistica/Giornalista pubblicista

Il punto268 | Io non voglio dimenticare

 

“Dimmi,
che cos’è quella cosa
che comanda e uccide,
che cos’è quella cosa
che non ha cuore,
cos’è quella cosa
che ha le sue regole
e che una volta infrante:
BANG sei morto.
Non rispondi? Perché?
Si, è una cosa brutta,
è intorno a noi e ci spaventa
e se dicessimo tutti insieme BASTA?
Pensaci… “

La scuola è il miglior luogo per apprendere la legalità e costruire una barriera contro la criminalità.
Il 1° Circolo Didattico “G. Marconi” di Afragola ha dedicato alcuni giorni a questa tematica, accogliendo una rappresentazione teatrale promossa ed organizzata dalle associazioni “Circolo degli Universitari” e “UnicaMenteArte”. Lo spettacolo teatrale è stato scritto da Corrado Taranto, nipote del famoso attore Nino Taranto, con la regia di Claudio Iodice. Gli attori sono Corrado Taranto, Claudio Iodice, Vincenzo Scafuto, Dario De Gregorio, Tommaso Tuccillo e Andreina Raucci.
Potrebbe sembrare difficile parlare ai bambini della primaria di un argomento così scottante e duro, ma non lo è: i bambini sono curiosi e vogliono conoscere la verità e questo spettacolo è stato proprio la chiave giusta per riflettere con  loro. Dopo l’esibizione, infatti, si è tenuto un dibattito in cui i bambini hanno potuto interagire con gli attori e con il Presidente del Circolo degli Universitari, il dott. Salvatore Iavarone.
La rappresentazione è ispirata alla storia di Giancarlo Siani, il più giovane giornalista ucciso per mano della camorra, assassinato perché il suo coraggio di dire la verità è stato in grado di fare più paura di qualsiasi coltello o pistola.
E la  verità è il fulcro di questo spettacolo. La “parola con l’accento”, così definita nella rappresentazione teatrale, è una cosa che fa star bene, va cercata e raccontata sempre, anche a costo della vita, come è accaduto al giovane giornalista che a 26 anni non avrebbe mai potuto immaginare di poter essere ucciso per la VERITÀ.
L’evento ha rappresentato un grande momento educativo e di riflessione in cui i bambini hanno mostrato grande maturità e sensibilità.
È proprio attraverso il racconto del passato che si può cambiare il futuro. È la conoscenza che aiuta a capire. Sono le storie normali che ci consegnano uomini straordinari. E così è stato presentato Siani, non come un eroe, ma come  Giancarlo, un uomo normale che amava Pino Daniele e Vasco Rossi, la sua famiglia, il suo lavoro, la sua città.

 

 

Rosa Russo