APPUNTAMENTO | Il convegno-proiezione di Camorriste (seconda stagione)

In occasione della messa in onda della serie “Camorriste
sul canale Crime+Investigation (canale 118 Sky)

Giovedì 16 novembre 2016 alle ore 15.30
presso l’aula M dell’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa

si terrà la proiezione del primo episodio della seconda stagione della serie, con a seguire un dibattito sui nuovi ruoli delle donne all’interno delle organizzazioni criminali.

 

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Il punto200 | Social Mafia, il genero di Riina usa Facebook: “Sono perseguitato e senza soldi”

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“…tornerà il sole prima o poi…” firmato il “Boss non Boss”

E’ con questa frase che si presenta la pagina Facebook “Il Boss non Boss ma Boss nel suo mestiere”, creata da Antonio “Tony” Ciavarello, genero di Totò Riina grazie al matrimonio che lo lega a Maria Concetta, la più grande delle figlie del boss siciliano. Un modo per dire basta alla sua condizione di “perseguitato” dalla procura di Palermo che, senza alcun controllo, gli avrebbe chiuso due ditte ingiustamente, con “una legge fatta apposta dall’attuale governo”.

Sono 409 le persone che ad oggi hanno cliccato “mi piace” alla pagina e che quotidianamente seguono i racconti di Ciavarello, ridotto sul lastrico da un cognome troppo pesante, nemmeno suo, che a sua detta gli ha rovinato la vita, che a sua detta è diventato un’etichetta contro cui si scaglia sistematicamente la procura di Palermo. Le ditte in questione – Rigenertek SRL e Clawstek SRL – sono state chiuse perché secondo la magistratura palermitana sul capitale d’avvio grava il sospetto che sia originato dalle fortune del suocero, in larga parte mai scoperte e che anche dopo la cattura del superboss, hanno garantito a tutta la famiglia un altissimo tenore di vita e la possibilità di sostenere le frequenti ed elevate spese per le visite in carcere sia a Riina padre che ai figli Giovanni – detenuto all’ergastolo – e Salvuccio – che ha già scontato una pena per mafia.

Dunque Ciaravello non ci sta a patire di riflesso la condizione di imparentato con il boss, non ci sta a subire la “mancanza di democrazia e di giustizia” italiana, tante volte sottolineata anche da qualche commento della moglie Maria Concetta, pronta a dar manforte al marito sul Social Network, non ci sta a subire la miseria, la difficoltà economica, a causa di azioni non compiute da lui. “Senza vergogna” ha addirittura lanciato una petizione online, una colletta, “Un Aiuto per Tony Ciaravello”, in cui chiede una mano, un aiuto economico, e promette di restituire tutto appena si rimette in sesto con il lavoro.

Aldilà del taglio giurisprudenziale, che non ci compete e che probabilmente andrebbe trattato in altre sedi, molteplici sono i punti che rendono più che interessante questa notizia. In prima battuta è da notare che nell’ultimo periodo le uscite social della famiglia Riina si sono infittite: la figlia più piccola di Totò, Lucia, ha usato le colonne del sito di Zuckerberg, qualche mese fa, per lamentarsi della mancata concessione del bonus bebè, secondo lei suo diritto per la sua condizione di “nullatenente”. Più famosa la vicenda del figlio maschio di Totò, Salvuccio, che ha pubblicato un’autobiografia presentata a “Porta a Porta” con un’intervista che di certo non voleva mettere in situazioni scomode l’autore. Le lamentele social sono collegate indissolubilmente ad un altro interessante punto: la famiglia Riina si professa nullatenente, si lamenta delle etichette, vuole sciogliere il legame col cognome Riina, rivendica diritti e per farlo si affida al web, si affida alla “piazza” del ventunesimo secolo, vuole riqualificare la sua posizione, vuole metterci la faccia, avvicinarsi al popolo e avere approvazione, e per farlo ha trovato uno strumento che si trova al centro tra il nascondimento totale che nella situazione attuale della famiglia Riina, in altre epoche, sarebbe stata l’unica soluzione, e il contatto diretto, visivo, face-to-face, che metterebbe a rischio l’incolumità di chi quell’etichetta ce l’ha attaccata addosso.

Facebook, i social, il mondo del web, potrebbero essere la nuova frontiera per l’espressione della codardia mista a sfacciataggine di chi per anni ha beneficiato della condizione di imparentato a capi dell’istituzione mafiosa e ora vuole riqualificare la propria posizione agli occhi di un popolo variegato e pronto a dire la sua su qualunque cosa venga “postata”, “condivisa”, oppure uno strumento utile a chi effettivamente subisce un torto dall’opinione pubblica, imbottita di pregiudizi.

Ripeto: aldilà del caso specifico, la storia delle mafie è piena zeppa di famiglie intere di mafiosi, o di beneficiari dell’attività mafiosa di un membro, ma è altrettanto piena di dissidenti, di fratelli, figli, genitori, che non hanno accettato la vita e le modalità di arricchimento del proprio criminale parente, ma che hanno dovuto subire l’etichetta che il cognome gli recava. I tanto criticati social potranno venire in aiuto di queste vere vittime, o saranno più utili a chi cerca di liberarsi dalle colpe mostrandosi “umano”, postando foto e frasi che lo rendano vicino al popolo di Facebook, così come l’inveire contro la giustizia ordinaria?

Ai posteri l’ardua sentenza!

 

 

Angelo Velardi

Cafiero de Raho, il nuovo procuratore nazionale antimafia dal processo Spartacus alla lotta alla ‘ndrangheta (LA REPUBBLICA)

Il nuovo procuratore nazionale antimafia è Federico Cafiero de Raho, che ora è il capo della procura di Reggio Calabria. Lo ha nominato il plenum del Csm all’unanimità, dopo che ieri il Pg di Palermo Roberto Scarpinato aveva ritirato la propria candidatura.
Ma chi è Cafiero de Raho?
Napoletano, 65 anni, appassionato di calcio (“è un’ ottima ala destra”, raccontano i colleghi che hanno giocato con lui) il nuovo procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho è molto legato alla sua città di origine. Nel capoluogo campano ha lavorato come pm per 22 anni, prima (dal 1984) come sostituto, poi (dal 2006) come procuratore aggiunto. E in quegli anni ha fatto parte anche della Direzione distrettuale antimafia.
Sono di questo periodo le sue inchieste contro la camorra e, in particolare, contro il clan dei Casalesi. Il suo nome è legato soprattutto al processo ‘Spartacus’, scaturito dalle dichiarazioni del primo vero collaboratore di giustizia dei casalesi, Carmine Schiavone, e ritenuto dagli addetti ai lavori equivalente per importanza al primo maxiprocesso a Cosa Nostra.

 

 

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Giovedì 16 novembre 2016 alle ore 15.30
presso l’aula M dell’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa

si terrà la proiezione del primo episodio della seconda stagione della serie, con a seguire un dibattito sui nuovi ruoli delle donne all’interno delle organizzazioni criminali.

 

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Il punto199: Siamo tornati

Siamo tornati.
Con nuove forze e nuove energie.
Con gli stessi obiettivi.
Con la voglia di raccontare il nostro mondo.
Quello degli studenti universitari.
Che decidono di non rimanere indifferenti alla mafia.
Che vogliono fare antimafia.
Siamo tornati.
Ancora Suor Orsola Benincasa.
Ancora Fai.
Ancora noi.
Ancora voi che ci leggete.
Buon inizio!